L’editoriale

Ha ancora senso parlare di teatro pubblico?

Pubblicato il 25/02/2003 / di / ateatro n. 029

Da una decina di giorni i Forum di “ateatro” offrono un nuovo servizio: La locandina di Paolo Maier è un’agenda giornaliera di spettacoli in diverse città italiane. Contemporaneamente sono stati risistemate anche le pagine di accesso ai Forum e ai Teatrolinks.
La locandina di Paolo Maier è per ora in fase sperimentale (anche x quanto riguarda il software fai-da-te) e ovviamente per Paolo (millegrazie!) non è possibile censire tutti gli spettacoli che fanno ridere e piangere il Belpaese. Tuttavia per i visitatori è molto semplice aggiungere ulteriori segnalazioni e commenti: basta cliccare sul giorno e poi su “Rispondi a questo messaggio. Ai Forum sono state aggiunte alcune indicazioni pratiche, per i meno esperti. Per quanto riguarda i siti teatrali censiti nella pagina dei Teatrolinks, sono già oltre 300: se qualcuno ha voglia di controllare se funzionano tutti, se sono necessari aggiornamenti eccetera, è il benvenuto e avrà la gratitudine di tutti i frequentatori del sito.
In questo numero molto spazio viene dedicato all’incontro curato dai Kinkaleri ai primi di marzo a Scandicci. Oggi più che mai è necessario aprire spazi di riflessione e discussione pubblica. Non è negli acquari delle burocrazie ministeriali e corporative che il teatro italiano può crescere e cercare una propria identità. E neppure (solo) nelle chiacchiere tra amici che sanno tutto l’uno dell’altro, sempre in bilico tra autopromozione & depressione, tra il mugugno e la rivendicazione della propria integrità artistica & morale. Servono invece spazi d’incontro, scambi di esperienze, e magari – chissà – momenti di proposta. (A proposito, nel Forum sul teatro di guerra trovate le riflessioni di Ronconi & altri sulla funzione & necessità del teatro oggi…)
Tutto questo diventa ancora più urgente perché, come già annunciato da autorevoli esponenti del governo e del ministero, le risorse destinate al teatro di prosa sono destinate a diminuire. Al solito, in una prima fase la lotta per accaparrarsele (& salvare la pelle, con varie dosi di opportunismo & trattativa privata) si farà ancora più dura. Tra l’altro sono già state annunciate nuove proposte di legge sullo spettacolo, sulle quali sarà il caso di riflettere. E a quel punto dovrà prevalere il senso forte della propria esperienza e del proprio agire artistico, e su questo dovranno scattare le solidarietà e un’azione di autentica politica culturale.
Il nodo fondamentale, ieri come oggi, è il ruolo del teatro pubblico, sul quale è fondato ormai l’intero sistema delle sovvenzioni. L’alternativa – e se ne sono accorti già in molti – è l’autosufficienza, chiudere ogni rapporto organico con le istituzioni, limitandosi a eventuali collaborazioni su singoli progetti. Certo, per rifondare il nostro teatro pubblico è necessaria un’ampia riflessione, che deve partire dall’involuzione degli Stabili a partire dagli anni Sessanta e dovrà tener conto dei numerosi errori della sinistra istituzionale nel settore teatrale. Certo, questo è un nodo che una sinistra priva di memoria non pare in grado di sciogliere… Certo, la società italiana in questi anni è molto cambiata… Certo, il teatro di regia non è l’unica pratica legittima… Certo, questo è un momento particolarmente difficile… Certo, negli ultimi anni i primi responsabili delle difficoltà del nostro teatro pubblico sono le parrocchie e parrocchiette della sinistra (vedi Martone a Roma, Castri-Vacis a Torino, e speriamo che la stessa cosa non accada a Massimo Paganelli a Prato… Certo, certo…
Ma è davvero il caso di dichiarare definitivamente chiusa – peggio, di lasciar chiudere o snaturare – l’esperienza più importante e innovativa delle scene italiane del dopoguerra? E se sì, che cosa resta, al di là dello spontaneismo e della buona volontà (e del teatro privato paratelevisivo)? Su quali basi sarà possibile dare forma e credibilità al nostro sistema teatrale?

Redazione_ateatro




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