Le recensioni di “ateatro”: Sabato, domenica e lunedì

di Eduardo De Filippo, regia di Toni Servillo

Pubblicato il 10/04/2003 / di / ateatro n. 051

Al teatro di Eduardo Toni Servillo si era già avvicinato in passato, e in particolare lavorando nel 1989 con Leo De Berardinis in Ha da passa ‘a nuttata, un collage da vari capolavori eduardiani liberamente rivisitati, in uno di quei percorsi iniziatici di cui Leo era maestro. Nel portare in scena Sabato, domenica e lunedì Servillo ha invece scelto di restare il più fedele possibile al testo, a cominciare dall’ambientazione e dai costumi (di Ortensia De Francesco) fedelmente riportati al 1959, quando venne scritto. Anche la scena (disegnata in collaborazione con Daniele Spisa) si caratterizza per uno spoglio nitore, che porta in primo piano il testo: solo un’ampia parete chiara con una porta-finestra affacciata sul balcone, e pochi mobili a differenziare i tre atti:
Sabato, domenica e lunedì si può leggere come un esemplare studio antropologico dell’istituzione chiave della società italiana, la famiglia. La vicenda è esile. Il plot prende le mosse da un equivoco: ruota intorno alle incomprensioni tra la vivace Rosa (una brillantissima Anna Bonaiuto) e lo scontroso Peppino (un Toni Servillo che si esercita alla maniera di Eduardo in scene e controscene a orologeria, anche se con un pizzico di enfasi in più rispetto al modello). Per la precisione verremo a sapere che Peppino crede che Rosa l’abbia tradito con un azzimato vicino di casa (Francesco Silvestri), anche se alla fine dovrà ammettere che si trattava solo di un equivoco, di una gelosia del tutto immotivata.
L’esile spunto non viene mai trattato come scontro tra i due protagonisti, ma portato in scena attraverso le azioni e reazioni di una girandola di personaggi nei quali il pubblico si riconosce immediatamente, grazie anche a un cast affiatato ed efficace. O meglio, nello zoo umano che Eduardo ha intrappolato in casa Priore lo spettatore riconosce i tic e i difetti dei suoi famigliari: la zia petulante e saccente, ma in grado di godersi a modo suo la vita (Betti Pedrazzi); il cuginetto figlio di mammà e irrimediabilmente imbranato; la ragazzina capricciosa e sventata (Monica Nappo)e fa le bizze con il fidanzato (Enrico Iannielllo); il figlio che si mette in competizione con il genitore(Roberto De Francesco) be trova l’alleanza del nonno rinfrollito (Gigio Morra); lo zio che lavora in banca ma coltiva velleità artistiche;ma in questo caso si cala nei panni di Pulcinella, scandalizzano il perbenismo piccolo-borghese dei congiunti e offrendo a Eduardo l’occasione per qualche divagazione metateatrale sul rapporto con la tradizione.
La regia non pigia sul versante del dramma e del melodramma, come se il filtro di quarant’anni permettesse un approccio venato di nostalgia, meno coinvolto, più affettuoso. Sale dunque in primo piano la chiave comica, sostenuta da una raffica di battute e situazioni di grande efficacia. Non si arriva però quasi mai alla farsa o alla macchietta, perché i personaggi – e questo è il maggio merito sia della regia sia degli interpreti – emergono tutti con il loro autentico spessore, come se Eduardo fosse più un Cechov napoletano che l’erede di Scarpetta. Anche se, rispetto a Cechov, in Eduardo affiora spesso la cattiveria, raramente la disperazione.
Nel 1969 lo stesso Eduardo aveva detto che “in Sabato, domenica e lunedì c’è dentro un fermento contestatario, c’è un’anticipazione dell’avvento del divorzio, c’è una apparente fusione di finti rapporti cordiali in una famiglia in cui convivono tre generazioni” (“Roma”, 7 maggio 1969). Ma se i conflitti nascono da un equivoco, possono ancora ricomporsi e appianarsi con una risata un pizzico di buonsenso, ovvero la consapevolezza che a tenere insieme una coppia non possono essere né il vincolo del matrimonio né i figli, ma solo l’affetto e lo scambio reciproco. Con il senno (o la dissennatezza) di poi, finisce per emergere soprattutto la nostalgia per un’epoca in cui queste ricette potevano ancora funzionare.

Sabato, domenica e lunedì
di Eduardo De Filippo
Regia di Toni Servillo
Produzione Teatri Uniti-Teatro Stabile dell’Umbria
Milano, Teatro Studio (in tournée)

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