Come restare fedeli alla propria arte e all’amore?

Robert e Patti di Emanuele Aldrovandi al Teatro Elfo Puccini

Pubblicato il 26/10/2021 / di / ateatro n. 180

Si dice che esistono storie d’amore che durano al massimo quattro stagioni e altre che vivono in eterno. Storie d’amore che attraversano crisi e che vengono scalfite da bugie, inganni e addii. Prendete ora un’amicizia rara, pura, preziosa – da molti considerata una vera e propria storia d’amore – e aggiungeteci New York, la fine degli anni Sessanta, le rivolte studentesche e la musica punk e rock. A chi pensate? Sicuramente a Patti Smith, la sacerdotessa del rock, e Robert Mapplethorpe, il fotografo statunitense che ha ritratto celebrità del calibro di Andy Warhol: due amici, amanti e complici, che con il loro amore hanno fatto sognare tutte noi.

Foto di Laila Pozzo

E questo lo sa bene la protagonista di Robert e Patti, lavoro nato dalla richiesta di Francesco Frongia a Emanuele Aldrovandi di scrivere un testo “su misura” per Ida Marinelli –  nei panni di Patti Johnson – presentato come lettura scenica nel 2018 ed ora spettacolo in scena al Teatro Elfo Puccini dal 19 ottobre al 14 novembre con Riccardo Buffonini e Loris Fabiani al fianco dell’attrice dell’Elfo.
Sì, perché la nostra Patti Johnson con l’intramontabile artista e poetessa americana ha in comune non solo il nome, ma anche vicissitudini ed esperienze di vita. Primi tra tutti l’essere una cantautrice e l’aver vissuto un amore folle, totalizzante e straordinario – proprio perché fuori dell’ordinario – con Robert, omonimo del fotografo newyorkese. Il Robert e la Patti dei giorni nostri hanno vissuto negli stessi luoghi e incontrato le stesse persone delle due icone degli anni Settanta con, però, una abissale differenza: non sono riusciti a diventare altrettanto famosi.
Un loft newyorkese disordinato e colmo di scatoloni, poster di artisti punk – sì, ci sono anche i mitici Ramones – strumenti musicali e dischi è l’ambientazione dove si sviluppa l’intero spettacolo. È la casa di Patti, un tempio di musica e poesia, ma anche di ricordi lontani e malinconici legati al suo grande amore, defunto da anni, a cui lei non vuole assolutamente rinunciare, nemmeno a fronte della minaccia di sfratto da parte del proprietario dell’appartamento che tanto assomiglia al suo Robert.
Ma come si fa a tirare avanti vivendo di musica? La soluzione pare averla la terza figura maschile che orbita nella vita di Patti: il suo agente musicale, che cerca continuamente – e disperatamente – di convincerla a esibirsi in club da quattro soldi imitando Patti Smith.

Foto di Laila Pozzo

Foto di Laila Pozzo

Ma vale davvero la pena vendere – e svendere – la propria arte e i propri sogni per essere ascoltati a tutti i costi? Patti è certa di no. E, come spesso accade, la forza di riprendere in mano la propria vita la si trova dopo essere precipitati troppo in basso. Nel suo caso una sorta di coma provocato da un abuso di pasticche. Un coma che ha le sembianze di un sogno, perché ne sono protagonisti lei e Robert che la sprona ad uscire di casa ed esibirsi, credendo nella sua musica.
Al suo risveglio, Patti non è una sopravvissuta. Patti è viva e pronta a essere un’artista pura e libera. E lo urla a gran voce. Al suo agente, al pubblico in sala e forse anche un po’ a sé stessa.
Intrecciando le storie dei moderni Patti e Robert con le vite degli eterni Patti Smith e Robert Mapplethorpe, Robert e Patti ci guida – con una buona dose di ironia e leggerezza – nel confronto tra il mondo di oggi e la New York degli anni Settanta, epoca emblema di eccessi e follie, unita a tanta musica, amore e sogni nel cassetto. Francesco Frongia porta in scena uno spettacolo rock che mette in luce il grande talento di Ida Marinelli, che veste alla perfezione i panni della rock star estremamente testarda, umanamente fragile ed eternamente sognatrice. Con lei, Loris Fabiani che fa divertire il pubblico nel ruolo di agente dei musicisti senza speranze, e Riccardo Buffonini che con semplicità si divide tra il ruolo di proprietario di casa e di Robert dei ricordi. E se la nostra Patti riesce a rimanere fedele a sé stessa, scegliendo di “essere” piuttosto che “apparire”, allora possiamo farlo tutti noi.

 

Robert e Patti
di Emanuele Aldrovandi
uno spettacolo di Francesco Frongia
con Ida Marinelli, Riccardo Buffonini e Loris Fabiani
luci Giacomo Marettelli Priorelli
suono Gianfranco Turco

Pezzi di te e Nasci brani originali di Cesare Malfatti
assistente alla regia Alessandro Frigerio
assistente alle scene Roberta Monopoli
capo macchinista Giancarlo Centola
sarta Ortensia Mazzei
regia Riccardo Vannetta
scene Elisa Gelmi, Chiara Modolo
produzione Teatro dell’Elfo

 

 




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