Oltre la pandemia: il tour In giro per festival

Innovazione, territori, comunità, turismo, sostenibilità

Pubblicato il 04/01/2023 / di , / ateatro n. 189

I festival culturali come terreno di ricerca

Nel corso dell’estate e dell’autunno 2022, dopo la pubblicazione del volume In giro per festival. Guida nomade agli eventi culturali (Altreconomia, 2022), abbiamo partecipato a vari festival culturali tra i più interessanti d’Italia, mettendo il libro al centro di una serie di incontri, dove abbiamo dialogato con operatori culturali, amministratori, studiosi, operatori economici del territorio, cittadini e pubblico.
Il tour, che ha contato 19 tappe, è così diventata l’occasione per approfondire il nostro percorso di ricerca sulla funzione del festival culturali, sul loro rapporto con il territorio e sulle possibili sinergie con altri settori (turismo, agricoltura, artigianato…). A queste tappe si sono aggiunte manifestazioni alle quali a vario titolo abbiamo ugualmente partecipato.
Da diversi anni la nostra attenzione di spettatori, critici e ricercatori si è concentrata sui festival, che riteniamo un settore strategico sul piano dell’innovazione estetica e organizzativa, ma anche del rapporto con il pubblico (e con i “pubblici potenziali”), oltre che con i territori che li ospitano.
Questa attenzione al fenomeno ci ha spinto a ideare e creare nel 2016 il portale trovafestival.it, che nel giro di cinque anni ha mappato oltre 1300 festival culturali in tutta Italia. Nel 2019 è partito parallelamente il progetto di ricerca “Festival e territori” curato da Giulia Alonzo per l’Associazione Trovafestival e l’Associazione Ateatro (con il sostegno di Fondazione Cariplo).
Il lavoro di approfondimento ha portato alla pubblicazione di diversi saggi, tra i quali:

Economia della Cultura 1/2021: “I festival culturali italiani: la scommessa della post pandemia”, di Oliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo
Comunicazioni sociali
3/2021: “Partecipazione, inclusione, reti a BookCity Milano”, di Oliviero Ponte di Pino
Welfare ed Ergonomia 2/2021: “L’evento culturale come momento di creazione di welfare di comunità: la risposta di Suq Genova”, di Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino
Federculture – Impresa Cultura. Lavoro e innovazione: le strategie per crescere 2022: “I festival culturali. Aspetti economici, di generazione, di valore e occupazionali”, di Oliviero Ponte di Pino e Giulia Alonzo

Torino, 20 maggio 2022: al Salone Internazionale del Libro con le guide La guida delle libere viaggiatrici di Iaia Pedemonte e Il richiamo delle foreste di Alberto Pauletto e la conduzione di Emanuela Sias (Altreconomia)

Torino, 20 maggio 2022: al Salone Internazionale del Libro con La guida delle libere viaggiatrici di Iaia Pedemonte e Il richiamo delle foreste di Alberto Pauletto e la conduzione di Emanuela Sias (Altreconomia)

Nell’aprile 2022 la pubblicazione di In giro per festival (Altreconomia) ci ha portato in diversi festival, per una serie di incontri pensati insieme ai festival per costruire occasioni di confronto aperto soprattutto sulla programmazione post-Covid e sul rapporto con i territori. Abbiamo così avuto l’opportunità di dialogare con decine di persone, compresi molti spettatori. Con loro abbiamo condiviso la nostra esperienza di assidui frequentatori di festival e quello che stiamo imparando dalla nostra osservazione diretta sul campo. Ma abbiamo soprattutto cercato di raccogliere dai nostri interlocutori indicazioni, osservazioni, suggestioni per metterle a confronto tra loro e per cogliere linee di ripartenza generali. Alcuni temi sono emersi in più occasioni, offrendo momenti di riflessione condivisa, anche nell’ottica di future progettualità.

Le tappe del tour In giro per festival

20 maggio 2022, Torino, Salone Internazionale del Libro
Presentazione del volume insieme alle guide La guida delle libere viaggiatrici di Iaia Pedemonte e Il richiamo delle foreste di Alberto Pauletto e la conduzione di Emanuela Sias (Altreconomia).

21 giugno 2022, Milano, Da vicino nessuno è normale
Con Thomas Emmenegger e Rosita Volani (Da vicino nessuno è normale) e Paola Dubini (ASK-Università Bocconi).
LINK: https://www.doppiozero.com/andar-per-festival

23 giugno 2022, Olginate, Il Giardino delle Esperidi Festival
Con Michele Losi (Il Giardino delle Esperidi Festival), Roberta Valsecchi (Assessore alla Cultura, Olginate), Ettore Anghileri (Vicesindaco, Colle Brianza) e Giuseppe Borgonovo (Acel Energie). Nel corso dell’incontro è arrivata la notizia che l’amministrazione comunale di Colle Brianza e l’associazione Scarlattine Progetti, tramite un accordo di partenariato pubblico-privato per la gestione di Palazzo Gambassi, hanno vinto 1,6 milioni di euro per riqualificare il borgo di Campsirago grazie a un bando PNRR.

24 giugno 2022, Asti, Asti Teatro Festival
Incontro sul “modello Asti” e sui diversi festival cittadini con Donatella Gnetti (Passepartout Festival), Emiliano Bronzino (AstiTeatro) e Angelo Demarchis (Astimusica Festival e Asti Jazz).

26 giugno 2022, Genova, Suq Genova
I festival per l’inclusione e transculturali, con Carla Peirolero (Suq Genova), Irene Crosta (Alle ortiche, Genova), Alessandro Mazzone (Electropark, Genova), Marina Petrillo (Andersen Festival, Sestri Levante) e Beppe Rosso (Festival delle Migrazioni, Torino).

1° luglio 2022, Stromboli, Festa di Teatro Eco Logico
In dialogo, su invito di Stefania Minciullo, con alcuni operatori, tra cui Alessandro Fabrizi (direttore della Festa), Christian Del Bono (Federalberghi), Gabriele Guadagna (Pro Loco, Stromboli) e Giulia Ferrato (Marosi Festival), Luca Morari (Ricola) in uno spettacolare oliveto.

3 luglio 2022, Urbino, Urbino Teatro Urbano
Oliviero Ponte di Pino in dialogo con il professor Roberto Danese all’Orto dell’Abbondanza, su invito del direttore di UTU Michele Pagliaroni.

Cortona, 22 luglio 2022 per il convegno internazionale “Fuoco cammina con me” con Rodolfo Sacchettini e Francesca D'Ippolito

Cortona, 22 luglio 2022 per il convegno internazionale “Fuoco cammina con me” con Rodolfo Sacchettini e Francesca D’Ippolito

22 luglio 2022, Cortona, Kilowatt Festival
nell’ambito del convegno internazionale “Fuoco cammina con me” a cura di Rodolfo Sacchettini.
L’intervento di Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino è stato centrato sulle recenti assegnazioni del FUS ai festival di teatro, musica, danza e circo.

29 luglio 2022, Gombola, Trasparenze Festival
Festival come strumento di riqualificazione territoriale e il rapporto con il turismo di prossimità. Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino in dialogo con Azzurra D’Agostino e Stefano Tè.

6 agosto 2022, Albenga, Terreni Creativi
Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino in dialogo con Camillo Costa, imprenditore di Albenga.

16 agosto 2022, Manciano, A Veglia Festival di Teatro del Baratto
Ospiti di Elena Guerrini, in dialogo con diversi enti locali tra cui l’assessore Luca Manini, e Francesca Lotti del circolo ARCI di Manciano.

26 agosto 2022, Ferrara, Ferrara Buskers
Abbiamo cercato di rispondere alla domanda “Come si incontra la cultura per strada?” dando il nostro punto di vista su come i festival siano occasione di “inciampo” nell’arte.

13 settembre 2022, Torino, Earthink Festival
I festival e il rapporto con la sostenibilità. In dialogo con la direttrice del festival Serena Bavo.

25 settembre 2022, Lecco, Immagimondo
In dialogo con l’artista Velasco Vitali, curatore degli Archivi Vitali, e Giovanni Busetto direttore di Ambria Jazz Festival, moderati da Noemi Satta.

1° ottobre 2022, Milano, MilanOltre
Festival e danza

2 ottobre 2022, Torino, Festival delle Migrazioni
Progetto fondato e curato dalle compagnie Alma Teatro, Tedacà e Ama Factory. Incontro pubblico con le reti e le comunità che si occupa di migrazione.

12 ottobre 2022, Rimini, TTG Travel Experience
Festival come strumento turistico: ne abbiamo parlato alla fiera nazionale del turismo tra le più importanti d’Europa, dove oltre a parlare del nostro libro moderati dallo scrittore Alberto Cancian.

4 novembre 2022, Modena, Periferico Festival
Incontro con il pubblico del festival diretto da Collettivo Amigdala.

12 novembre 2022, Pescara, Forum Fra
Evento organizzato da Hub Culturale diretto da Giovanna Romano, in collaborazione con BBS Lombard di Franco Broccardi, per parlare di festival e comunità con Nicola Pedone e Irene Verde.

Nel corso di questi mesi abbiamo partecipato, con vari ruoli, anche ad altri festival, tra cui Vie Festival (Modena e Bologna), Indicativo Presente (Milano), Scena Natura (per il convegno “Connessioni Scena Natura”, a cura di Michele Pascarella ed Emanuele Regi, Fienile Fluò, Bologna), Biennale Arte (Venezia), Fringe Mi (Milano), Inteatro (Polverigi), Narni Città Teatro, Teatro Città sull’Acqua (Arona), Locarno Film Festival, Teatro Comunità Umbria Fest (Marsciano), Scene di Paglia (Piove di Sacco), Tones on the Stones (Oira), Cross (Verbania), Residenza 418 (Faggeto Lario), Biennale Cinema (Venezia), Milano Off (Milano), Festa del Cinema (Roma), Fuori Asse (Milano), Danae Festival (Milano), Wonderland Festival (Brescia), BookCity Milano…

I festival oltre la pandemia

Ferrara, 26 agosto 2022: Giulia Alonzo tra le star di Ferrara Buskers

Ferrara, 26 agosto 2022: Giulia Alonzo tra le star di Ferrara Buskers

All’intera stagione dei festival, e dunque anche in tutti gli incontri dei tour “post pandemico”, hanno fatto da sfondo alcune domande sull’impatto della pandemia sul settore dei festival e sulla cultura in generale.
Dal punto di vista delle misure per il contenimento dell’emergenza sanitaria, l’estate 2022 ha visto il ritorno alla normalità, dopo due anni caratterizzati da chiusure, distanziamento, accesso contingentato ai luoghi della cultura, da un uso massiccio del digitale e dalla scarsa presenza di artisti e ospiti stranieri.
Alla prima domanda, quella di carattere generale sul senso dei festival, ha risposto il pubblico, che non ha mai smesso di frequentare i festival e che ha partecipato numeroso anche all’edizione 2022 di molte manifestazioni, con curiosità e (in generale) soddisfazione. Un primo elemento era la felicità di ritrovarsi insieme, per fare insieme qualcosa che si ama, a volte anche al di là della qualità della proposta.
Ad altre domande è più difficile dare una risposta, anche in attesa di analisi più dettagliate. La prima sensazione, forse superficiale, è che gli organizzatori e il pubblico abbiano voluto tornare ad assaporare al più presto la situazione di “normalità” pre-pandemica. Gli accessi dibattiti sul passaggio al digitale e sulla dimensione ibrida è sembrata un ricordo lontano. La maggioranza dei festival è tornata al format pre-pandemico, senza alcuna modifica strutturale, senza rimettersi in gioco per ridefinire i linguaggi e i mezzi tecnologici utilizzati. Anche a livello di contenuti, non sono stati molti i lavori e gli incontri che abbiano offerto l’occasione di riflettere sulla pandemia e sulle sue conseguenze.
In molti casi gli spettacoli e gli artisti “presenzialisti” hanno molto girato l’Italia dei festival estivi, dando una sensazione di molti festival fotocopia, centrati sui soliti nomi di richiamo.
Non sappiamo se abbiamo perso durante questi due anni spettatori di eventi live (forse nessuno, a giudicare dalle folle di alcune manifestazioni), ma di certo il lockdown ha avuto un forte impatto sui consumi culturali. Per contrastare l’abitudine al consumo domestico sarebbe forse opportuno identificare e sottolineare motivazioni forti che spingano a uscire di casa. Un’altra conseguenza sul breve termine, soprattutto per i più giovani, è che si è diffusa anche nei luoghi della cultura “alta” una modalità di fruizione casalinga, con cellulare acceso e chiacchiericcio di fondo.
Tuttavia è ancora troppo presto per capire se questi anni di restrizioni e cambiamenti abbiano innescato trasformazioni strutturali. E’ stato però molto utile e interessante, in questi mesi, discutere su alcuni degli assi portanti della pratica dei festival, con chi li vive da diverse prospettive.
Resta un fatto. L’importanza strategica del settore è stata riconosciuta in questi anni anche dal Ministero della Cultura, che ha accolto nel FUS una notevole quantità di festival di teatro, circo, danza, musica, anche se con scelte non sempre chiare o coerenti (vedi la riflessione pubblicata in occasione del convegno “Fuoco cammina con me” a Cortona).

I festival come motore di cambiamento

In un paese in cui le grandi istituzioni culturali sono tendenzialmente conservatrici (e in un sistema che privilegia le rendite di posizione), i festival sono particolarmente interessanti per la loro volontà di sperimentare sul piano sia estetico sia organizzativo sia nel rapporto con il pubblico.
I festival hanno anche la possibilità e la necessità di innovare sul piano del rapporto con il pubblico e soprattutto di aprirsi ai “pubblici potenziali”. L’Italia ha consumi culturali inferiori a quelli degli altri paesi europei: in un anno, otto italiani su dieci non vanno a teatro o a un concerto di musica classica, oltre la metà degli italiani non legge nemmeno un libro.
In questo scenario, i festival risultano più facilmente fruibili: si celebrano molto spesso fuori dai luoghi deputati alla cultura (che spesso intimidiscono), invadendo lo spazio pubblico (strade e piazze); interessano spesso territori dove l’offerta culturale è scarsa o assente, svolgendo un’importante funzione di supplenza; hanno un approccio informale, amichevole, e spesso offrono eventi gratuiti. Sono tutti elementi che consentono di avvicinarsi alla cultura in un’atmosfera festosa anche a chi non ha particolare familiarità con gli eventi culturali e con la cultura in generale.
E’ uno dei motivi del successo dei festival in Italia: sono più amichevoli, sembrano non richiedere lo stesso impegno, la stessa preparazione, lo stesso impegno intellettuale che si richiede per apprezzare un’opera lirica o una visita a una galleria d’arte.
Questa capacità di invadere spazi non convenzionali intercetta un’esigenza che le arti hanno espresso soprattutto a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento: la necessità di invadere le strade e le piazze, i luoghi della quotidianità, ma anche gli spazi naturali. L’esigenza estetica di rompere la cornice dell’arte si è coniugata con una serie di pratiche che avevano la necessità di dialogare con i territori.
Di qui discende la capacità strategica di rianimare e reinventare i luoghi; o, per usare un gergo specialistico, di “risemantizzare” un edificio, un percorso, un territorio: è il caso di luoghi suggestivi, come il festival CVTà che con la street art ha ridato vita al borgo di Civitacampomarano in Molise. Ma anche di percorsi urbani e nella natura, come accade con Trasparenze a Gombola, piccola frazione di Polinago, sull’Appennino modenese.
Un’altra ragione del successo dei festival è che offrono un’occasione d’incontro a persone che condividono lo stesso interesse, gli stessi gusti, magari di nicchia, raggiungendo (o creando) diversi micro-target, diventando delle isole felici, o forse delle riserve indiane, di persone che avvertono la necessità di confrontarsi su determinati temi e argomenti.
Il cambiamento può avvenire in diverse direzioni.

Rosita Volani (Da vicino nessuno è normale)
Inventare nel 1996 un festival al Paolo Pini, un ex ospedale psichiatrico, ha significato usare la cultura come una testa d’ariete in un momento storico in cui la cultura non aveva nessun valore. Abbiamo pensato che invece che aprire un manicomio con un film dei fratelli Vanzina sarebbe stato meglio aprirlo con il teatro, che è una cosa da pazzi. (Incontro Da vicino nessuno è normale)

Asti, 24 giugno 2022: a discutere sul “modello Asti” con Donatella Gnetti (Passepartout Festival), Emiliano Bronzino (AstiTeatro) e Angelo Demarchis (Astimusica Festival e Asti Jazz)

Asti, 24 giugno 2022: a discutere sul “modello Asti” con Donatella Gnetti (Passepartout Festival), Emiliano Bronzino (AstiTeatro) e Angelo Demarchis (Astimusica Festival e Asti Jazz)

Emiliano Bronzino (Festival Asti Teatro)
I festival sono un motore di ricerca e di innovazione, perché la concentrazione di molti eventi in poche date consente di attivare modalità di fruizione differenti. Sono spesso concentrati nel periodo estivo e quindi consentono di portare gli spettacoli in luoghi non convenzionali e magari facilitare i rapporti con il pubblico. Dunque hanno anche la missione implicita di promuovere l’innovazione e la ricerca. Ma va ribadita una particolarità del sistema Italia: ci sono tantissime città e paesi e ognuno ha il suo campanile, quindi tendono a riprodursi festival che diventano molto simili. E’ un fatto che dipende dalle peculiarità geografiche e culturali del nostro paese. (Incontro Festival Asti Teatro)

Carla Peirolero (Suq Genova)
Il festival è il motore che ci mette in relazione con chi arriva al Suq, ma anche con le associazioni, con il territorio e con le altre manifestazioni. Un tema per noi importante è la discussione attorno al linguaggio. Che cosa vuol dire interculturalità? Multiculturalità? Transculturalità? Integrazione? Interazione? I cambiamenti sono difficili: a volte cambia il linguaggio ma non cambia la sostanza. Il festival può essere un momento in cui si scambiano idee che poi si sviluppano tutto l’anno. (Incontro Suq Genova)

Beppe Rosso (Festival delle Migrazioni)
Il mondo dei festival ha una capacità di cogliere le trasformazioni della realtà molto maggiore delle istituzioni più tradizionali, ovvero di quelle che dovrebbero fare questo lavoro. Festival delle Migrazioni di Torino nasce sei anni fa da tre compagnie teatrali nella consapevolezza che un problema complesso come quello della migrazione dovesse essere centrale anche per chi si occupa di cultura. Se non avviciniamo i nuovi cittadini alla cultura, vuol dire che la cultura è fruita solamente dai soliti pochi, specialmente in teatro. L’altro obiettivo era di parlare di migrazione a chi non si occupa di migrazione. (Incontro Suq Genova)

Alessandro Mazzone (Electropark)
Electropark ha subito portato il linguaggio della musica elettronica in contesti inediti, in luoghi o in edifici che fanno parte del patrimonio storico-artistico della città, o in contesti urbani. Questo ci ha permesso di entrare in contatto degli interlocutori non direttamente collegati alla nostra proposta, rivolgendoci a un pubblico ampio (anche se quello giovanile resta prevalente). Dall’altro lato ha aiutato il nostro pubblico a conoscere luoghi e contesti inediti. Siamo riusciti a farlo per lo più là dove l’interlocuzione e la relazione si sono sviluppate nel corso del tempo e si è creato un percorso che ha costruito condizioni adeguate. Sta accadendo quest’anno alla Darsena di Genova, dove quattro anni fa avevamo proposto Fish&Dj, uno spin off del Festival, in cui abbiamo portato la musica elettronica in un contesto commerciale ittico. Questa possibilità di integrazione non è stata immediata, è stato necessario un percorso anche spontaneo in cui siamo riusciti a coinvolgere comunità differenti: quella dei pescatori, quella dei senegalesi e quella dei clubber. (Incontro Suq Genova)

Luca Morari (Ricola)
Dalla Festa di Stromboli ho imparato molto. Prima di tutto credo di aver migliorato il mio modo di approcciarmi al prossimo, perché ho imparato che il teatro può essere molto più democratico, c’è interazione tra attore e pubblico, ci si adatta alle location… Una delle cose più belle secondo me della Festa di Teatro Eco Logico è che il pubblico è sempre parte integrante dello spettacolo: la cultura e la Festa possono diventare momento di creazione di cittadinanza. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Giulia Ferrato (Marosi Festival)
Il termine festival non ci rappresenta. In realtà non c’è una parola che riassuma quello che facciamo, che è legato a un momento di ricerca: una separazione per poi ritrovare il legame con il territorio. Il festival è uno spazio di sperimentazione anche per noi curatori, anche perché non siamo curatori tradizionali, perché siamo entrambi artisti e abbiamo le mani in pasta nella materia che proponiamo. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Le reti tra festival

La prima rete di festival in Europa è nata nel 1952, da un’idea del filosofo Denis de Rougemont, per presentare insieme i diversi programmi, formulati in base alle location e alle storicità, per riunire i migliori festival musicali. All’Association Européenne des Festivals de Musique hanno aderito il Festival Aix-en-Provence, il Bayreuther Festspiele, Berliner Festspiele, il Festival Internazionale di Musica di Besançon, il Festival de Musique di Bordeaux, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, l’Holland Festival, il Festival di Lucerna, il Münchner Opernfestspiele, la Sagra Musicale Umbra, il Festival de Musique de Strasbourg, la Biennale di Venezia-Sezione Musica, il Festival di Vienna, il Festival Internazionale di Maggio a Wiesbaden e il Festival di Zurigo.
In seguito sono nate altre reti, a livello sia europeo sia italiano (anche se da noi le reti di festival attive contano al proprio interno poche decine di iscritti).
Ma la scelta di fare rete è strategica su diversi fronti. I festival sono tra i protagonisti del sistema culturale e devono far sentire la propria voce, esprimere le loro esigenze.
Fare rete vuol dire in primo luogo dialogare e confrontarsi tra simili.
Fare rete vuol dire ampliare la propria voce e aumentare la propria visibilità. Da diversi punti di vista, i festival non sono ancora considerati una realtà autonoma, con caratteristiche e problemi specifici, ma un’attività marginale e accessoria, una sottocategoria delle varie discipline.
Fare rete vuol dire creare economie di scala per dividere costi, progettualità e rischi.
Fare rete vuol dire costruire sinergie e coordinamento nei territori e nelle città, coordinando e diversificando l’offerta. Milano si sta muovendo in questa direzione con il progetto YesMilano, che ha l’obiettivo di coordinare la programmazione delle decine di festival, “city” e “week” che animano la città, ma rischia di portare a una ulteriore moltiplicazione di eventi non sempre necessari.

Angelo Demarchis (Astimusica)
In una città come Asti è fondamentale il rapporto sinergico tra i festival, perché sono una macchina di distribuzione che deve funzionare tutto l’anno. Noi abbiamo fondato la Rete Patrick, che raccoglie quattro soggetti che concorrono unitariamente ai bandi, unendo linguaggi, proposte artistiche e anche per far quadrare i conti! Così da un lato si trovano più facilmente le risorse e si pesa meno sulle casse della città. Dall’altro lato si cerca di offrire una serie di proposte culturali più ampia possibile per avvicinare diversi target. (Incontro Festival Asti Teatro)

Donatella Gnetti (Passepartout)
Il rapporto con gli altri festival del territorio è più nominativo che reale. Si incrociano idee e proposte, ma non c’è una progettazione congiunta. Nel caso di Passpartout è sempre la biblioteca che fa da promotrice dell’evento.
Anni fa era partito un progetto che si chiamava Asti Città Festival che prevedeva Passepartout aprire le danze dell’estate, ma era più una etichetta pensata a priori poi mai realizzata. Ora ci stiamo coordinando per un calendario cittadino congiunto. (Incontro Festival Asti Teatro)

Stromboli, 1° luglio 2022: alla Festa di Teatro Eco Logico con Alessandro Fabrizi e Stefania Minciullo

Stromboli, 1° luglio 2022: alla Festa di Teatro Eco Logico con Alessandro Fabrizi e Stefania Minciullo

Alessandro Fabrizi (Festa di Teatro Eco Logico)
Uno degli elementi che emerge spesso è quello delle interconnessioni: In Italia, specialmente al sud, non siamo bravi nel creare rete. Noi facciamo parte della rete Arcipelago, per sottolineare la necessità che anche la regione sostenga. E non può essere solo una questione di numeri: durante il festival Stromboli è invasa da 200 persone, molte per noi, ma in altri contesti un numero bassissimo. Ma ovviamente abbiamo tutti bisogno di un aiuto anche per poter crescere. Per esempio in Sicilia ci sono tantissimi Festival però il finanziamento FUR, il fondo unico regionale dello spettacolo alla voce Festival ha praticamente zero come contributo ai festival. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Il rapporto con il territorio

Oltre all’impatto economico, i festival culturali hanno anche un significativo impatto sociale. Costituiscono occasioni di creazione di nuova identità, ritrovata socialità e consapevolezza, accrescendo il capitale culturale e cognitivo della cittadinanza. Possono inoltre innescare processi di riqualificazione dei territori, a partire da un aumento dell’occupazione nel festival e nel suo indotto. Sul versante della socialità, i festival possono innescare meccanismi di partecipazione e attivazione dei cittadini e delle comunità: esemplare il caso di Kilowatt, il festival teatrale di Sansepolcro, che dal 2003 coinvolge un gruppo di abitanti del borgo, i Visionari, per la progettazione di una sezione del festival. Il modello si è espanso, arrivando oggi a coinvolgere numerose realtà in tutta Europa.
Se si pensa al ruolo dei volontari nella realizzazione di molte manifestazioni, ci si accorge degli effetti anche di lungo termine di questo coinvolgimento per i singoli volontari e per il territorio. Inutile sottolineare quanto le fiere e i festival abbiano contribuito in questi anni ad accrescere la consapevolezza sul ruolo (e sul piacere) della lettura, in un paese che ha indici di lettura inferiori a quelli della maggioranza degli altri paesi europei.

Roberto Danese (professore Università di Urbino)
“In giro per festival è la guida Michelin dei Festival italiani, una cosa che non c’era. La presentazione nel contesto di un festival teatrale sta bene, perché i festival di qualsiasi cosa sono un evento performativo che comporta un’interazione dal vivo e quindi sono un evento che ha a che fare con il teatro. In giro per festival non si limita a elencare le diverse manifestazioni, ma dà anche un giudizio analitico per capire qual è la loro incidenza sulla realtà socio-economica e socio-culturale del paese. Il libro si apre con un’introduzione di Paolo Fresu, centrata su uno dei temi centrali del libro, legare un’esperienza culturale a un territorio. Fresu viene da Berchidda, un paesino sperduto nell’interno della Sardegna, dove ha fondato Time in Jazz, un festival che a poco a poco ha raggiunto una dimensione mondiale. Il territorio si è fortemente giovato di questa esperienza. Ecco perché Paolo Fresu è il personaggio più emblematico per introdurre il libro e sottolineare come i festival si leghino a particolari territori e come abbiano un impatto nella loro realtà.” (Incontro Urbino Teatro Urbano)

Lecco, 25 settembre 2022: a Immagimondo con Velasco Vitali e Giovanni Busetto, moderati da Noemi Satta

Lecco, 25 settembre 2022: a Immagimondo con Velasco Vitali e Giovanni Busetto, moderati da Noemi Satta

Velasco Vitali (Archivi Vitali)
Come artista e come curatore che opera a Bellano, ho voluto suggerire di usare il mio territorio come una fonte inesauribile di ricchezza culturale e quindi di vita, semplicemente togliendo la polvere che si è depositata negli anni e ne copre e offusca le possibilità e le potenzialità. Io vivo il territorio come un tessuto culturale, come un linguaggio, ma con molta semplicità. La regola che mi sono dato è quella di non fare vetrina. Non ho la presunzione e la pretesa di competere con altri ambiti e sedi espositive più apprezzate e che hanno un apporto di economie più importanti. A me interessa far esplodere la nostra economia più importante, il nostro cervello! Io credo che a costo zero si possa produrre un grandissimo evento, e di grande interesse soprattutto emotivo per chi abita in un luogo, riportando in vita le origini di quel territorio. (Incontro Festival Immagimondo)

Emiliano Bronzino (Festival Asti Teatro)
Il percorso storico di Asti ha la forza di essere presentato tutti gli anni e si rifà al modello di Avignone, simile per dimensione ad Asti. AstiTeatro è un festival organizzato dal Comune e ha la specificità di essere integrato nel tessuto cittadino, che non è il piccolo borgo ma neanche la grande città. Quindi tutti gli anni cerchiamo di consolidare il rapporto con la cittadinanza, aprendo luoghi e portando nuovi artisti.
Pensando al futuro, in una fase post Covid, stiamo lavorando a una maggior apertura del festival verso luoghi non convenzionali, spostando la programmazione in zone non toccate da contenuti culturali, come i quartieri più periferici. (Incontro Festival Asti Teatro)

Elena Guerrini (A Veglia Festival di Teatro del Baratto)
Negli anni Ottanta venivo a trovare i nonni a Manciano, dove non c’era un teatro. Mia cugina Stefania era attrice e aveva una compagnia. Io andai a vedere a dieci anni lo spettacolo che facevano, La tigre nel bagno. Era la prima volta che andavo a teatro e dello spettacolo ricordo solo mia cugina Stefania. Ma l’emozione più grande è stata vedere mio nonno contadino, Pompilio, che non era mai stato a teatro neanche lui, che si emozionava, piangeva e rideva allo stesso tempo. In quel momento mi sono detta che da grande avrei voluto fare quello.
La prima edizione del festival è nata proprio di casa in casa, tanto che i vigili vennero a suonare per capire che cosa stava succedendo. All’inizio il Comune di Manciano ci dava il patrocinio ma niente soldi, poi ha iniziato a dare un piccolo contributo. Nelle prime edizioni gli artisti venivano solo a baratto, poi ora alcuni anche con cachet, ma lo dimezziamo e offriamo il baratto. Nel territorio abbiamo convenzioni che saldiamo con i finanziamenti pubblici.
A me non interessa riempire le piazze, mi interessa lavorare sulla persona. I festival hanno una funzione di supplenza in territori dove non ci sono proposte culturali stabili. Io parto dal presupposto che la cultura sia un diritto di tutti, nel borgo e in città. Se qualcuno apre In giro per festival, magari in qualche libreria d’Italia, e vede che a Manciano c’è qualcosa, per noi è importante. (Incontro A Veglia Festival di Teatro del Baratto)

Azzurra D’Agostino (Sassi Scritti)
Io sono di Porretta, ma vivo a Pavana dopo essere stata a Bologna dieci anni. Quindi nel 2006 sono tornata in montagna per portare le mie esperienze e ho fondato l’associazione Sassi Scritti. Adesso l’Appennino è molto di moda, è al centro di una grande attenzione sulle aree interne… Ma in realtà viverci non è per niente tutto ‘sto fascino! Cioè io ho dovuto partorire a 80 chilometri da casa, frana la strada, siamo stati due anni e mezzo senza la ferrovia per arrivare a Pistoia. A Pavana c’è uno storico che racconta di come la percorrenza Porretta-Pistoia sia più o meno la stessa che nel Medioevo. Le persone hanno questi problemi del quotidiano abbinati a problemi globali, perché chiudono le fabbriche perché le portano in Romania e in Cina, eccetera… Quindi oggi è facile arrivare e dire che con l’arte risolviamo tutto. Ma è una finta risposta. (Incontro Trasparenze Festival)

Le comunità del festival e del territorio

Quella italiana è la cultura della piazza: avvertiamo la necessità dell’incontro con gli altri in uno spazio pubblico informale. Ci piacciono le sagre e anche i festival. Creando comunità temporanee, i festival sono in grado di creare (e di sperimentare) forme di socialità diverse.
I festival non sono solo un palinsesto di eventi culturali. Nella loro natura di evento festivo ed effimero, portano anche alla creazione di quella che viene definita “comunità provvisoria”, che raccoglie coloro che prendono parte al festival e che in realtà si trova all’intersezione tra diverse comunità: quella di chi progetta e realizza il festival, gli artisti che vi partecipano, i volontari, il pubblico, e la comunità del territorio che ospita la manifestazione, e che comprende per esempio ristoratori, albergatori e negozianti.
Il rapporto con la comunità degli abitanti è importante sia nei progetti di riqualificazione e riattivazione dei territori, sia nelle località turistiche. Per esempio, a differenza di altre manifestazioni che interessano le Isole Eolie o in altre località turistiche, tematizza il rapporto con il territorio e la comunità dei suoi abitanti, con incontri dedicati alla storia dell’isola, con la scoperta dei suoi luoghi della memoria, con percorsi che portano anche all’incontro con alcuni degli abitanti di Stromboli e Ginostra all’interno di un paesaggio unico (come nelle passeggiate ideate e condotte da Stefania Minciullo, con partenza in genere all’alba), facendo così emergere il ricchissimo passato di una comunità che prima di essere completamente assorbita dalle attività turistiche era composta da pescatori e soprattutto marinai. Lo stesso è accaduto in molte altre situazioni: comunità di pescatori, contadini e contadine, marinai, artigiani e artigiane si trasformano in borghi di baristi e bariste, camerieri e cameriere (spesso stagionali), albergatori…
Negli ultimi anni si è molto parlato di rilancio delle aree interne e addirittura, durante il lockdown, di un ritorno ai piccoli borghi, magari favorito dallo smart working. Questa prospettiva non è tuttavia praticabile se mancano le infrastrutture, compresi i presidi culturali e una efficiente connessione wifi. E chiaramente non basta un festival di successo, che porta magari migliaia di persone in una località appartata ma solo per una decina di giorni, a cambiare la situazione. Un reale cambiamento deve partire anche dalle necessità degli abitanti, che spesso non vengono neppure ascoltati. Le attività come quelle portate avanti da Trasparenze Festival e da Sassi Scritti sono occasioni di ascolto, la pratica più importante per mettere in dialogo gli abitanti e mostrare quelle che sono le loro potenzialità, i loro bisogni e i loro desideri.

Stefania Minciullo (Festa di Teatro Eco Logico)
L’idea delle passeggiate per Stromboli è nata da un lavoro che un anno abbiamo fatto chiamando tutta la comunità di Stromboli e tutti gli operatori per capire insieme che tipo di turismo vogliamo portare qui sull’isola. Per chi abita in una località spesso non è facile capirne il potenziale, quindi è stato interessante fare un lavoro di comunità, per cui ognuno ha portato il suo punto di vista, arricchendo quello della comunità. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Michele Losi (Il Giardino delle Esperidi)
Il Giardino delle Esperidi nasce per riconnettere i borghi in quota, che erano stati abbandonati, con le persone e con i territori. La scommessa iniziale è stata proprio rimettere al centro i territori. Questi luoghi dovevano ritrovare un’identità. Con il tempo ci siamo insediati a Campsirago, il progetto è cresciuto, sono arrivate persone ad abitare il luogo, mettendo in atto una ridefinizione dell’identità.
Ma un festival dura il tempo di una festa, quindi è avanguardia, sperimentazione, comunità, ma solo per un tempo limitato: da questa consapevolezza nasce la sfida della residenza, ovvero fare attività 365 giorni all’anno. (Incontro Il Giardino delle Esperidi)

21 giugno 2022, Milano, Da vicino nessuno è normale: Rosita Volani, Giulia Alonzo, Oliviero Ponte di Pino, Paola Dubini e Thomas Emmenegger.

Rosita Volani (Da vicino nessuno è normale)
Fare un festival all’ex Paolo Pini vuol dire tessere relazioni nel quartiere e nella città, per fare in modo che un posto come questo diventi vivo. Dopo tutti questi anni, le persone non vengono per buonismo, ma vengono perché c’è qualità artistica e gastronomica, e decidono che per loro questo è il posto giusto. Il festival ha rivitalizzato un luogo che quando siamo entrati era morto: era il luogo dell’esclusione e noi abbiamo provato a farlo diventare il luogo della socialità. Questo grazie anche al fatto che i festival non fanno paura. Non è come entrare in un teatro: i festival sono pensati per essere accoglienti, e far sentire ogni persona a casa sua. Non hanno un filtro, non intimidiscono. (Incontro Da vicino nessuno è normale)

Donatella Gnetti (Passepartout)
Il festival e la biblioteca si alimentano a vicenda: il festival Passepartout ha portato nuovo pubblico alla Biblioteca Astense Giorgio Faletti e a sua volta si è avvantaggiato del pubblico della biblioteca. (Incontro Festival Asti Teatro)

Francesca Lotti (ARCI Manciano)
Ricopro una doppia veste: presidente del circolo ARCI e bibliotecaria, perché ovviamente quando si parla di fare promozione culturale è naturale che la biblioteca sia coinvolta. In Italia ogni territorio ha un’enorme potenzialità e come ARCI ci impegniamo a sostenere soprattutto le iniziative culturali. Fin dal 2007 abbiamo sostenuto, soprattutto con l’impegno volontario e con la comunicazione, i festival A Veglia. Il festival è innovativo perché è il primo evento basato sullo scambio di beni spesso di prima necessità. Ha saputo trasformare il prodotto locale in una moneta virtuosa da dare in cambio agli artisti che sono venuti in questi anni a portare la loro arte sul territorio. Quello che ci ha colpito fin dall’inizio è stata la sua capacità di interagire con il tessuto sociale di Manciano, di arrivare a persone che magari prima non erano mai state interessate al teatro. Abbiamo visto vicoletti riempirsi di anziani usciti di casa con la loro seggiolina, abbiamo visto rivivere delle aree del paese che di solito non sono toccate dagli eventi culturali. (Incontro A Veglia Festival di Teatro del Baratto)

Gombola, 29 luglio 2022: con Azzurra D’Agostino e Stefano Tè nei boschi che ospitano Trasparenze

Gombola, 29 luglio 2022: con Azzurra D’Agostino e Stefano Tè nei boschi che ospitano Trasparenze

Stefano Tè (Trasparenze Festival)
Stiamo verificando la possibilità di costruire qualcosa al di là dei grandi centri. A Modena continuiamo a lavorare, realizziamo un festival importante, gestiamo il nostro spazio, lavoriamo nelle carceri, siamo molto attivi nel nostro quartiere, dove abbiamo costruito assieme agli abitanti un’identità forte. Ma abbiamo deciso di venire sull’Appennino, a Gombola, e di seguire questa ipotesi di lavoro. I sentieri sono ancora tutti da tracciare, inediti. Li stiamo aprendo e scoprendo insieme agli abitanti della zona. Non volevamo venire qui e imporre una modalità artistica, un programma, un’attività. L’obiettivo è affiancare e non imporre. Noi facciamo un servizio anche politico che facciamo al posto di altri. È una dinamica lenta, quindi ci vuole anche una amministrazione che veda il futuro, che punti al futuro. E non si tratta di riempire la piazza chiamando il grande nome. La prima cosa che mi disse il sindaco qui fu di non chiedere nulla alle persone del posto perché vogliono solo il liscio e nient’altro. Ma ieri sera c’era mezza piazza di abitanti del luogo che ascoltavano il concerto, quindi non vogliono solo tigelle e liscio! (Incontro Trasparenze Festival)

I festival e la pubblica amministrazione

I festival sono per loro natura effimeri. Per la pubblica amministrazione offrono l’opportunità di una progettazione culturale con un investimento relativamente basso e con un immediato ritorno d’immagine. Un impegno “leggero” rispetto a quello richiesto da una struttura stabile. E tuttavia la realizzazione di un festival può svilupparsi anche in progetti di lungo periodo, che portano magari alla restituzione alla cittadinanza di uno spazio culturale attrezzato, con modalità innovative di gestione programmazione.
Alcuni festival nascono per volontà della pubblica amministrazione, ma nella maggior parte dei casi il progetto nasce dalla passione di realtà radicate e attive nel territorio. Un altro tema chiave è dunque il rapporto delle amministrazioni con le associazioni e le realtà già attive sul territorio, per valorizzarle e far crescere la loro progettualità, dall’altro per evitare che restino intrappolate in una logica localistica, autoreferenziale.

Paola Dubini (Università Bocconi Milano)
I festival hanno una leggerezza che è diversa dall’impegno delle istituzioni stabili. Nel sostenere questi progetti, si vede la lungimiranza delle amministrazioni che si affidano e credono alle idee. (Incontro Da vicino nessuno è normale)

Olginate, 23 giugno 2022: sta per arrivare la notizia della vittoria al bando PNRR Borghi da 1,6 milioni di euro per Campsirago a Giuseppe Borgonovo (Acel Energie),

Olginate, 23 giugno 2022: sta per arrivare la notizia della vittoria al bando PNRR Borghi da 1,6 milioni di euro per Campsirago a Giuseppe Borgonovo (Acel Energie), Michele Losi (Il Giardino delle Esperidi Festival), Roberta Valsecchi (Assessore alla Cultura, Olginate), Ettore Anghileri (Vicesindaco, Colle Brianza)

Roberta Valsecchi (Assessore alla Cultura, Olginate)
Il Giardino delle Esperidi è un festival maturo che aiuta nella rivitalizzazione del territorio. Una piccola amministrazione ha interesse a coltivare e sviluppare il turismo di prossimità, e quindi a incentivare l’affluenza nei nostri parchi, nei nostri spazi pubblici. Il nostro è un territorio ricco, dove le associazioni hanno voglia di esprimersi. Come amministrazione vogliamo contribuire all’espressione del nostro territorio, anche se spesso le risorse economiche non ci permettono di raggiungere tutti gli obiettivi prefissati. Vedere la continuità e il passaggio generazionale, con la partecipazione di volontari e giovani, stimola la voglia di continuare a portare avanti questi progetti, che fanno bene ai territori e alle persone. La peculiarità del Giardino delle Esperidi è un progetto che dura negli anni e che coinvolge gli abitanti. Per noi è un dovere fare far sì questo processo non si fermi. Ed è un piacere essere costretti a scegliere, perché vuol dire che il territorio è ricco e c’è voglia di fare. (Incontro Il Giardino delle Esperidi)

Ettore Anghileri (Vicesindaco, Colle Brianza)
Per far rivivere il territorio, come amministrazione dobbiamo stimolare le associazioni che sono già attive e favorirle mettendo in gioco le strutture esistenti, pensando al bene della comunità, ancor prima che delle associazioni. Da qui è nato il progetto congiunto tra il comune di Colle Brianza e Scarlattine Teatro, dove abbiamo investito in una struttura, Palazzo Gambassi, affidandola in comodato d’uso per 25 anni: abbiamo pensato che era meglio privarsi di un bene, che viene poi rimesso a disposizione di tutti dall’associazione che opera per il bene della comunità. Questa prima collaborazione ha poi portato al bando PNRR con il progetto “Campsirago luogo d’arte”. Oggi Campsirago è più conosciuto fuori che nella comunità, che spesso non capisce il progetto. Vuole offrire un’occasione di sviluppo per far meglio conoscere Colle Brianza e per avvicinare giovani al territorio. (Incontro Il Giardino delle Esperidi)

Irene Crosta (Alle Ortiche)
Siamo partiti nel 2019 con la prima edizione del festival perché volevamo rigenerare e restituire alla città Le Serre di San Nicola, uno spazio che era nato nel Seicento come albergo dei poveri ed è stato poi il vivaio del Comune per 120 anni, fino al 2002. Abbiamo realizzato una edizione zero per capire che cosa volessero la comunità e la cittadinanza, facendo una proposta con un approccio intergenerazionale. Sono entrate 1550 persone in sei ore e quindi abbiamo dato vita al festival. Abbiamo una concessione per 7 anni (rinnovabile) e questo ci dà la possibilità di una progettazione a medio termine che dà ampio respiro sia alla nostra progettazione interna sia alla possibilità di collaborazioni con l’esterno, perché appunto si tratta di uno spazio pubblico. (Incontro Suq Genova)

Marina Petrillo (Andersen Festival)
Andersen Festival è nato nel ‘98 da un’idea del Comune di Sestri Levante, che aveva realizzato nelle scuole alcuni laboratori per i bambini, avvicinandoli a discipline come il circo e le arti circensi. Il festival voleva avere un taglio completamente diverso dai festival che all’epoca giravano per la Liguria, più attento ai bambini e con una proposta culturale e artistica di qualità. Da allora il comune ha continuato a sostenere il progetto, soprattutto ora che è una creatura legatissima alla comunità, anche se all’inizio i cittadini erano scettici. Quando entri in uno spazio devi farlo in punta di piedi e con il dovuto rispetto: com il tempo i cittadini si sono abituati. (Incontro Suq Genova)

Beppe Rosso (Festival delle Migrazioni)
Il festival si svolge a San Pietro in Vincoli, che abbiamo in concessione per 12 anni. Siamo tre direttori: all’inizio non è stato facile ma poi abbiamo imparato a lavorare insieme e a mettere ognuno le cose positive e le proprie conoscenze. Oltre al festival svolgiamo pratiche che durano tutto l’anno, per esempio una mappatura di quello che succede nella città, una sorta di buone pratiche, perché abbiamo sentito l’esigenza di coinvolgere il territorio non solo nel momento del festival, ma attivando associazioni di volontariato e associazioni di migranti. ma sono processi che hanno bisogno di molto tempo. (Incontro Suq Genoval)

Alessandro Mazzone (Electropark)
Electropark dura undici mesi. Abbiamo una programmazione multidisciplinare, con attività culturali ma anche educative, in dialogo con le attività e gli enti che operano in una determinata zona. Il festival è uno step, un’occasione di conoscenza dove inneschiamo una serie di processi che riguardano il territorio e le persone.
Il tema che scegliamo annualmente ci aiuta a dare una direzione al festival e forse a renderlo uno strumento politico con cui poter trasmettere dei messaggi. Siamo una cassa di risonanza. Con l’amministrazione il rapporto è buono: vedono il festival come un’occasione per attrarre i giovani, anche se non è facile perché a volte capita di doversi interfacciare con diversi assessorati e questo può alimentare una competizione anche interna. (Incontro Suq Genova)

Il rapporto con il turismo

I festival vengono utilizzati da tempo come strumento di promozione turistica, con diversi obiettivi:
# reputazionale: si vedano i casi diversissimi di località come Sanremo o Santarcangelo, ormai indissolubilmente associate ai festival che ospitano; indicativo è anche il fenomeno delle manifestazioni – soprattutto cinematografiche – organizzate nelle piccole isole che circondano la penisola;
# attrazione per pubblici nazionali e internazionali; nel caso di numerose località turistiche italiane, l’obiettivo è anche quello di offrire occasioni di intrattenimento a chi vi soggiorna con spettacoli, incontri; per il pubblico internazionale, particolarmente attrattive in Italia risultano le manifestazioni dedicate al teatro d’opera, dalla stagione dell’Arena di Verona al Rossini Opera Festival di Pesaro;
# scoperta del patrimonio materiale e immateriale dei territori, con una programmazione che faccia “scoprire” e valorizzi monumenti o spazi poco frequentati; alcune manifestazioni hanno scelto una formula itinerante, come lo Sponz Festival ideato da Vinicio Capossela in Irpinia, che segue il percorso di una ferrovia in disuso; o il Microfestival che connette diverse località di confine tra Italia, Austria e Slovenia.
La potenza dei festival (e in generale degli eventi culturali) è che lavorando a livello simbolico sono in grado di creare o di ridisegnare l’immaginario di un luogo.
Particolarmente interessante negli ultimi anni il fenomeno dei “microfestival”, che operano in territori (comprese le “zone interne”) dove l’offerta culturale è scarsa, e che dunque offrono un servizio e occasioni di partecipazione alla popolazione, ma sono anche un attrattore turistico di prossimità, particolarmente interessante nella fase post-Covid.

Rimini, 12 ottobre 2022, per TTG Travel Experience, tra le fiere nazionali del turismo più importanti d’Europa, presentati da Alberto Cancian.

Il rapporto tra i festival e il turismo viene spesso invocato nei programmi elettorali per giustificare il sostegno all’attività culturale. Nella pratica apre problematiche complesse: anche nel corso di questo tour, il dibattito si è spesso acceso su questo tema, con toni a volte polemici.
Del resto le motivazioni che spingono a intrecciare cultura e promozione del territorio sono molteplici: gli operatori economici che sperano di far soldi vendendo birrette e bed & breakfast (e magari qualche prodotto tipico), lo studioso locale che vuole valorizzare i beni culturali o il paesaggio della sua terra (e magari attrarre qualche turista), l’assessore che spera di farsi il selfie con il cantante famoso per mettersi su Instagram e sul giornale locale, l’artista che vuole esercitare la sua creatività in un luogo “magico”, l’operatrice che vuole portare la cultura nei suoi luoghi d’origine, dove non c’era mai stata…
Oltre al conflitto tra l’autonomia dell’arte, con la sua programmatica “inutilità “, e l’esigenza di asservirla a una finalità esterna che giustifichi l’investimento pubblico, ci sono da valutare le ricadute inattese (e a volte indesiderate) di questa sinergia: le conseguenze dell’overtourism sono sotto gli occhi di tutti, così come l’impatto ambientale di certi eventi spettacolari fuori misura rispetto al contesto.

IL LINK
Martha Friel, Spettacolo dal vivo e turismo, FrancoAngeli, 2021.

Alessandro Fabrizi (Festa di Teatro Eco Logico)
Noi associamo la nostra festa a una proposta di un turismo culturale e negli anni abbiamo creato un turista culturale ad hoc che viene a Stromboli proprio per seguire il festival. La nostra festa non è un festival: noi chiediamo a chi viene di stare qui almeno 5 giorni e creare dialogo. Non è una vetrina, non si viene qua per mettersi in mostra, ma per giocare a questo gioco di contaminazioni.
Quando un festival diventa un prodotto turistico diventa un attrattore, riuscendo ad attrarre persone sul posto. Ma per diventare un prodotto turistico un festival deve sapersi calarsi perfettamente all’interno del territorio; deve creare interconnessioni con la comunità, perché altrimenti muore; deve proporre sempre temi nuovi accattivanti senza però sminuire quella che è la sua essenza; deve comunicare in maniera efficace.
Alla Festa manca veramente poco per diventare un prodotto turistico, e ci proveremo anche con il supporto della Pro Loco che in questa direzione sta facendo molto, creando una sorta di calendario e facendo rete per rilanciare il territorio in diversi periodi dell’anno.
In un territorio come Stromboli, dove non ci sono strutture teatrali, ci si inventa le rappresentazioni usando i luoghi come sono: il luogo diventa veramente ispiratore e si mette in dialogo con il logos, con il pensiero e con l’arte che proponiamo. Nel 2013 ce la cantavamo poi negli anni l’isola si è aperta e le persone hanno iniziato a offrirci anche le loro case, le loro terrazze. Il turista scopre così un’isola che altrimenti non vedrebbe. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Gabriele Guadagna (Pro Loco, Stromboli)
Ho ospitato il primo laboratorio sulla mia terrazza, che poi ho ripulito e sistemato ed è diventata uno dei luoghi del festival. Come Pro Loco, ci piacerebbe supportare diversamente queste iniziative che possano aprire nuovi sentieri.
La Pro Loco cerca di coordinare le attività che altrimenti sono lasciate all’iniziativa singola. Con mille difficoltà cerchiamo di fare network per cercare di coordinare le varie iniziative. Anche se in questo momento ci possiamo solo limitare a fare il patrocinio gratuito. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Christian Del Bono (Federalberghi)
Stiamo portando avanti un progetto Interreg Med, per creare degli itinerari ecoturistici che possano far vivere in maniera più interessante un territorio, in collaborazione con gli operatori turistici locali e i produttori. Stiamo quindi cercando iniziative dal basso per poi creare le connessioni che permettano di arricchire i percorsi. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Giulia Ferrato (Marosi Festival)
Marosi Stromboli è nato perché mi domandavo perché a Stromboli ci dovesse essere un unico tipo di turismo. Da qui abbiamo pensato a Marosi, un festival dedicato al processo creativo, perché penso che l’isolamento, il tempo capovolto, la natura che irrompe nella quotidianità siano elementi fantastici per il processo creativo. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Cittadino di Stromboli
Il festival è l’occasione per scoprire l’isola anche con occhi diversi. Scherzando ho detto ad Alessandro che dobbiamo ingrandire il cimitero che non ci stiamo più. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Stefano Tè (Trasparenze Festival)
Negli ultimi anni si è sdoganata l’idea di sviluppare il turismo puntando sulla cultura. Ma questa cosa non fa bene a nessuno, né a chi viene perché non sa nulla di cosa sta facendo e torna a casa senza aver capito nulla, né a chi vive lì perché si affanna per quattro giorni e poi deve fare i conti con altro. Bisogna cambiare il turismo, abbinare diversamente cultura e turismo. Anche noi abbiamo aperto un ostello, ma l’idea è trasformare il festival e questo posto in una residenza stabile, un punto di riferimento, una presenza distesa, per ospitare non solo artisti capaci di entrare in relazione con il territorio, stare in ascolto con le persone e costruire con loro. (Incontro Trasparenze Festival)

Azzurra D’Agostino (Sassi Scritti)
La mia passione è la poesia. Nei primi anni 2000 partecipai a Cabudanne de sos Poetas a Seneghe in Sardegna e mi trovai in questa piazza dove c’erano 400 persone tra cui pastori, quella del minimarket, altri poeti ed erano lì come per una festa e lì ho pensato che le persone non amano la poesia perché non la incontrano! Ci sono tornata ogni anno, sono alla diciottesima edizione, e ho conosciuto bambini, che ora sono adulti, che sono nati con il festival. Per un bambino di quel paese l’esistenza di poeti viventi è una cosa necessaria perché fa parte della vita, una cosa che se non possono più avere ne sentiranno la mancanza. Il festival ha gettato un seme, senza che nessuno glielo chiedesse.
Con l’associazione noi abbiamo fatto questo festival, L’importanza di essere piccoli, che si svolgeva nelle frazioni sfigate, non nei borghi, e anche io ho voluto che nel nostro festival ci fosse sempre un poeta. La parola è sempre stata centrale nel festival, quindi anche i cantautori perché la musica chiaramente ha un suo pubblico che è molto diverso dal pubblico del teatro e della poesia. Questi eventi avevano molto seguito, tanto che avevamo problemi di gestione, per esempio dove parcheggiare le macchine! E’ stato bellissimo: abbiamo portato persone che qui non sarebbero mai venute. Poi c’è stata un’evoluzione, nel senso che questo festival a un certo punto è diventato grande e questo ha creato dei problemi. Poi nella vita le cose cambiano, io ho un’altra vita rispetto a quindici anni fa ed è cambiato il mondo, le cose di cui abbiamo bisogno e l’idea di quei luoghi sono diverse. C’è questo mito di andare nei borghi e comprare la casa per un euro, che è svilente, perché una casa varrà molto più di un euro! Io credo che la grande differenza non sia attraversare un luogo e fare turismo culturale, la differenza la fai se stai lì, cioè se vivi le cose. C’è bisogno di qualcos’altro! Quindi abbiamo chiuso il festival, proveremo a fare una cosa nuova in autunno, un progetto molto più piccolo del festival, perché a me piace fare le cose in piccolo. Sono possibilità di sperimentazione. Il rischio di fare cultura per aiutare il turismo a me fa paura! (Incontro Trasparenze Festival)

Camillo Costa (imprenditore)
Chi va ai festival non va solo a vedere gli spettacoli, ma mangia e dorme, generando un indotto economico. Quindi quando un turista visita una bella città come Albenga è fondamentale unire l’aspetto culturale e quello culinario.
Il teatro ad Albenga è stato demolito nel 1938 e la volontà di ricostruirlo non c’è più stata. Il nome del festival Terreni Creativi implica che ci debba essere un humus su cui piantare e far crescere un qualcosa di veramente innovativo e un teatro è fondamentale sia dal punto di vista culturale sia sociale. Di idee ce ne sono, bisognerebbe sensibilizzare e rompere le scatole.
Un altro nodo è quello del rapporto tra i festival e il turismo. Siamo vicino a Sanremo che è la città del festival per eccellenza, e l’intera costa ha una vocazione turistica, ma il rapporto tra le due cose ad Albenga è sempre abbastanza complicato. Il turismo ad Albenga è molto cambiato negli ultimi anni, i soggiorni tendono ad accorciarsi e di conseguenza tende a crescere il turismo di prossimità, ma l’offerta turistica è rimasta più o meno la stessa. Dobbiamo cercare di portare a casa un turismo che sia ambivalente: sia quello che ha interessi storico culturali sia quello attratto dal mare e dalla cucina. Ma bisogna investire in questa direzione, bisogna crescere con le strutture e le offerte.
Stiamo aprendo un museo in centro ad Albenga, perché sono fatto come mio padre, se abbiamo qualcosa di bello dobbiamo esserne custodi e condividerlo con chi ama la cultura e dare a tutti la possibilità di goderne. (Incontro Terreni Creativi)

La sostenibilità

Il tema della sostenibilità è riemerso in molti incontri, con sfumature diverse. Il rapporto con la pubblica amministrazione può generare sperimentazioni molto interessanti, anche di lungo periodo, proprio partendo dall’esperienza dei festival (e per molti aspetti stravolgendola, o facendola evolvere). Ma in genere le risorse restano scarse e marginali, anche per iniziative virtuose, e le strade del fund raising restano dispersive e faticose. Con qualche sorpresa, interessante anche perché la scelta di partecipare a un festival dipende sempre di più, oltre che dal tema, dagli artisti invitati e dalla location, anche dai valori che promuove e che vuole condividere con il suo pubblico.

Carla Peirolero (Suq Genova)
Il tema è sempre la scarsità delle risorse: noi facciamo bandi a tutti i livelli sia nazionali sia locali, ma spesso il nostro lavoro non viene riconosciuto. (Incontro Suq Genova)

Luca Morari (Ricola)
Ricola sponsorizza i grandi eventi perché lì è presente il nostro target. Però poi ci sono anche delle situazioni più piccole, come la Festa di Teatro Eco Logico, dove collimano in maniera perfetta i valori del brand e i valori del progetto culturale, perché Ricola un’azienda che è sostenibile fin da prima dell’invenzione della parola sostenibilità. Quindi non sostiene la Festa di Teatro Eco Logica per fare beneficenza, ma perché è business. Stando qui abbiamo potuto aumentare la nostra valenza economica anche grazie all’Art Bonus, una delle poche e buone azioni della politica degli ultimi anni.
Dal punto di vista personale, mi viene il magone a pensare che un brand forte come le Eolie – e Stromboli in particolare – non venga sfruttato nella maniera giusta. È l’ennesima prova della carenza di marketing in Italia. Qui abbiamo una concentrazione di risorse umane, di storia, di natura che ci permetterebbero di fare tanto. La pandemia sarebbe stata un’opportunità se ci fosse stata una connessione wifi, verrebbero da tutto il mondo anche solo per lavorare tre mesi da qui. Però a monte di tutto ci vuole qualcuno nella politica che supporti questa situazione. (Incontro Festa di Teatro Eco Logico)

Urbino, 3 luglio 2022, a Urbino Teatro Urbano in dialogo con il professor Roberto Danese all'Orto dell'Abbondanza

Urbino, 3 luglio 2022, a Urbino Teatro Urbano in dialogo con il professor Roberto Danese all’Orto dell’Abbondanza

Roberto Danese (Università di Urbino)
I festival vengono spesso analizzati dal punto di vista economico, ma sulla base di un ragionamento puramente economico faremmo solo il Jova Beach Party e poco altro, non faremmo né Urbino Teatro Urbano né la Festa di Teatro Eco Logico. Ma allora come possiamo dare un valore a tutto quello che fanno queste manifestazioni in termini di valorizzazione del territorio, di termini, di risocializzazione, in termini di semantizzazione dei luoghi? Qui a Urbino siamo dalle parti di Federico da Montefeltro, un mercenario che andava a fare la guerra e guadagnava una barcata di soldi. Ma poi li investiva facendo venire in città pittori come Piero della Francesca, filosofi e poeti, costruendo un bel palazzo e allestendo una delle più belle biblioteche dell’umanesimo. A che gli serviva? A consolidare il suo potere, perché avere una grande cultura significa costruire una comunità. Oggi pensiamo che la cultura debba creare soldi, Federico da Montefeltro pensava che i soldi dovessero creare cultura. (Incontro Urbino Teatro Urbano)

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