Appennino Futuro Remoto a Carrega Ligure | Far rinascere i borghi, ovvero guardare al futuro con le radici nel passato

Il report per TourFest 2023

Pubblicato il 05/08/2023 / di / ateatro n. 193 | TourFest 2023

L’Albero della Pace

Nel 2021, durante la prima edizione di Appennino Futuro Remoto, il Comune di Carrega Ligure riceve dalla Fondazione Green Legacy di Hiroshima, che da anni si impegna a divulgare messaggi di pace e rinascita attraverso la diffusione di semi provenienti dagli alberi sopravvissuti al bombardamento di Hiroshima nel corso della Seconda Guerra Mondiale, l’Albero della Pace. Si tratta di una pianta di Ginko Biloba, custodita, a oggi, da una delle sette abitanti di Connio, piccola frazione del Comune di Carrega Ligure, che ben rappresenta uno dei temi fondanti del festival: la rinascita di un borgo, con tutta la sua eredità verde e le sfumature di colori, sfide e tradizioni che porta con sé.

Appennino

È questa la sensazione che si respira arrivando, nei giorni centrali della terza edizione del festival, a Prato Pussai, principale spazio pubblico di Carrega Ligure, dove un’intera comunità si mobilita seguendo un ritmo lento ma dinamico dedicato alla valorizzazione di luoghi e tradizioni.
Composto da venti aggregati abitativi e popolato da un totale di 87 residenti, il Comune di Carrega Ligure si trova nel Parco Naturale dell’Alta Val Borbera, sull’Appennino piemontese. In provincia di Alessandria, si trova a poco più di 50 chilometri da Genova, con cui intrattiene storicamente legami culturali e linguistici, e confina con l’Emilia-Romagna. Irraggiungibile dal versante piemontese a causa di una frana avvenuta nel maggio del 2022, che ancora limita i collegamenti, il “territorio delle quattro provincie” non demorde: anche nel 2023 propone un appuntamento dove l’attenzione al luogo rappresenta uno dei fil rouge dell’intero festival, in una line up densa di sfumature come il territorio che la ospita.
E se Prato Pussai, nei due giorni clou, lo si può abitare – a pochi metri dall’area adibita a laboratori e concerti – con la tenda o il camper, il festival propone anche un percorso di avvicinamento con e-bike, accompagnato da Alessandro Allegro, guida cicloturistica; oppure di usare la manifestazione come punto di partenza e arrivo per un’escursione notturna sotto le stelle alla ricerca di alcune curiosità del territorio, insieme alla geologa e guida turistica Irene Zembo. Per non parlare, poi, di tutto quello che il festival offre dal punto di vista gastronomico con la proposta di prodotti locali, dal vino ai formaggi, dal miele a una speciale ricetta del Pane di Appennino Futuro Remoto.

Futuro

Il festival guarda al futuro, in un’ottica di rigenerazione, ripopolamento e destagionalizzazione della valle. In questa prospettiva di cambiamento il Festival si inserisce in quello che, dal 2022, è diventato un vero e proprio progetto di rigenerazione culturale e sociale che dal festival prende il nome, ideato da Laura Parodi, ricercatrice etnomusicologica e direttrice artistica fin dalla sua prima edizione, da Silvia Berini, progettista, e da Luca Silvestri, sindaco del Comune di Carrega Ligure. Il progetto si inserisce nell’ambito del bando “Attrattività dei borghi storici” (finanziato dall’Unione Europea e dal Ministero della Cultura, rivolto a piccoli borghi al di sotto dei 5000 abitanti) e si sviluppa in una serie di interventi volti alla rigenerazione del territorio, al ripopolamento del borgo e alla promozione della valle. In questo panorama il Festival sviluppa anche un programma di eventi tra maggio e ottobre, in alcune delle frazioni di Carrega Ligure, per culminare nell’appuntamento da cui il festival è nato, una due giorni estiva di immersione tra natura, musica, danze e laboratori, che dalla prima edizione a oggi hanno visto transitare nella Val Borbera migliaia di persone.
Se la sfida prioritaria del festival (e del progetto) è la futura rinascita del territorio, la terza edizione, con un’attenzione quanto mai urgente rivolta al futuro globale, promuove diverse attività incentrate su tematiche ambientali: per i più piccoli laboratori e concerti sul tema del riciclo (a cura di Ritmiciclando: Gli eroi della differenziata), mentre a un pubblico di più o meno grandi il Festival regala, nel main event delle giornate, la presentazione dell’album Karma Klima dei Marlene Kuntz, con tracce intrise di una ricerca introspettiva sul grande tema del cambiamento climatico.

Remoto

È però nell’ultimo aggettivo, remoto, che il festival racchiude gran parte del suo fascino. Mentre ci si interroga su quale sia il lontano a cui il festival si riferisce, all’apertura dell’evento ci si ritrova immersi nella prima attività proposta: il laboratorio di danze del Connio, dove ad accompagnare i passi di un pubblico di ballerini più o meno esperti guidati dai loro maestri ci sono le melodie di due strumenti tipici della zona, il piffero e la fisarmonica.
In questo ritmo di suoni, passi e ritualità antiche che si respira un “remoto” che, insieme alle altre due parole, contribuisce a rappresentarne la sfida: mantenere e tramandare le identità culturali del luogo in un futuro contaminato dalla tradizione e dalla memoria.
In un’atmosfera intergenerazionale e ritualizzata, e poiché “l’uomo è un animale musicale”, Appennino Futuro Remoto offre così molte occasioni musicali, come concerti di balfolk, i “canti intorno al tavolo” durante il pranzo della domenica (dove agli strumenti si unirà un coro di voci dialettali) o il concerto Suoni e danze d’Irlanda, dove i Birkin Tree, accompagnati dalla ballerina professionista Elisa Giusti, esploderanno il concetto di “remoto” anche alla dimensione spaziale, in una più ampia ottica di contaminazione di usi e tradizioni.
Sono invece locali molti dei produttori e degli artigiani impegnati nell’esposizione dei loro prodotti e, alcuni casi, nei laboratori dedicati ai più piccoli, così come (quasi) a chilometro zero è anche uno dei principali ospiti del Festival, il genovese Maurizio Lastrico.
E se Prato Pussai non bastasse, tra una colazione al Bar Sociale di Connio e, se si è fortunati, una passeggiata per le vie della frazione con una delle poche residenti del luogo che ha costruito in casa sua un vero e proprio museo di ricordi, ci si può perdere in chiacchiere con alcuni dei tanti volontari e collaboratori del festival, uniti al luogo da legami di parentela, desiderosi di condividere le loro memorie infantili e familiari.