BP2011 MATERIALI Per una Carta dei Diritti e dei Doveri del Critico

Una buona pratica in progress

Pubblicato il 27/02/2011 / di / ateatro n. #BP2011 , 132

La nostra è una Buona Pratica in progress. Nel senso che, da una parte vogliamo dare una forma scritta a ciò che in modo istintivo, confuso e contraddittorio abbiamo cercato di essere in questi anni. Dall’altra, sappiamo perfettamente che, oggi più che mai, cercare di stabilire delle regole e rispettarle è azione guardata con sarcastico spregio, è lotta quotidiana, è rifiutarsi di aderire alla massima “se lo fa Lui, lo posso fare anch’io”. Vogliamo parlare della Critica teatrale, di chi la fa e di come viene fatta. Di come, prima di lamentarci degli spazi che si riducono, dell’ignoranza e del qualunquismo dei caporedattori e dell’indifferenza dei media, sia necessario capire perché contiamo così poco, quale dovrebbe essere il nostro mestiere, per chi scriviamo e, soprattutto, come vorremmo essere per non assomigliare a chi non ci piace, a chi ha avuto e continua ad avere forti responsabilità etiche e morali riguardo la decadenza della nostra professione.

Crediamo che il nostro lavoro debba essere innanzi tutto un servizio nei confronti del lettore-spettatore e degli artisti e che sia necessario un ascolto costante, per trovare il giusto punto di equilibrio tra il distacco critico e la partecipazione alla comunità teatrale. Ma una partecipazione non gerarchica, perché è ora di smetterla di pensare che siamo i padrini e i padroni degli artisti. Gli artisti non sono di nessuno e non esiste un diritto di primo sguardo su di loro. Vorremmo semplicemente avere il diritto, il dovere, il fine del contagio, ossia di riuscire a trasmettere l’amore per il teatro raccontandone magie e bellezze, ma anche limiti e cialtronerie. Perché insieme alla passione, nasca e si sviluppi quello spirito critico e autocritico di cui tanto si sente la mancanza nella società italiana. E non solo a teatro.

Per tutte queste ragioni, come rivista Hystrio, abbiamo pensato che la nostra Buona Pratica era mettere nero su bianco come vorremmo poter esercitare al meglio il nostro mestiere, definendo diritti e doveri, e respingendo le continue deroghe alla deontologia professionale, deroghe a cui non vogliamo più assistere in modo passivo o, peggio, con quell’infìdo spirito assolutorio che ci fa sentire tutti sulla stessa barca. No, noi da anni ci sentiamo su un’altra barca e cerchiamo quotidianamente una rotta diversa. Ma navigare a vista, per quanto molto poetico, lascia spazio ad ambiguità e approssimazioni. Perciò, senza voler essere draconiani, abbiamo voluto disegnare una carta, una “Carta dei diritti e dei doveri del critico”, nata assemblando i pensieri e le urgenze di chi lavora all’interno della direzione e della redazione di “Hystrio” e di chi ci collabora. Ma è una Carta volutamente aperta, passibile di modifiche e di aggiunte: per questa ragione l’abbiamo definita una Buona Pratica in progress. La pubblicheremo sul numero della rivista in uscita ad aprile, che conterrà un dossier giustappunto dedicato allo stato della critica in Italia. Nel frattempo ve la leggiamo:

DIRITTI DOVERI
Il diritto di scrivere in piena libertà ma il dovere di argomentare, senza presunzioni aprioristiche di saperi e competenze, pesando le parole ma usando parole pesanti quando necessario.
Il diritto di scegliere ma il dovere di andare a vedere di tutto
Il diritto di “sporcarsi le mani”, di mettersi alla prova nelle diverse professioni del teatro, di avere amici e amanti in scena o dietro le quinte ma il dovere di non recensire spettacoli in cui si è coinvolti a vario titolo (se ci sono in scena amici, parenti, amanti; se si è tradotto il testo; se il proprio lavoro si è spostato in settori contigui come direzione/lavoro in festival, ufficio stampa, organizzazione, distribuzione…).
Il diritto di non essere sempre reperibili e di pretendere professionalità, efficienza e senso dell’opportunità dagli uffici stampa ma il dovere di non essere mai scortesi.
Il diritto di farsi viziare da teatri, festival e operatori… ma il dovere di non pretenderlo, di non abusarne, di ringraziare sempre e di non comportarsi come in villeggiatura.
Il diritto di essere soggettivi e di difendere i propri gusti ma il dovere di leggere tutte le sere due spettacoli: quello che si svolge davanti ai nostri occhi e quello che si svolge accanto a noi, in platea, domandandoci sempre: “Consiglierei questo spettacolo a un amico che non si occupa di teatro?”
Il diritto di addormentarsi e di andare via all’intervallo ma il dovere di non russare e, se si deve poi recensire, di restare svegli e di rimanere fino alla fine.
Il diritto di manifestare le proprie emozioni ma il dovere di non eccedere.
Il diritto di scrivere con il proprio stile ma il dovere di chiedersi per quale tipo di lettore si stia scrivendo, di evitare autoreferenzialità e autocompiacimento, rimanendo intellegibili e ricordandosi che il confronto passa attraverso la comprensione, non solo dei propri colleghi.
Il diritto di dormirci sopra una notte prima di esprimere un giudizio ma il dovere poi di esprimerlo.

Paola Abenavoli
Nicola Arrigoni
Sandro Avanzo
Laura Bevione
Fabrizio Caleffi
Albarosa Camaldo
Claudia Cannella
Davide Carnevali
Sara Chiappori
Tommaso Chimenti
Giorgio Finamore
Renzo Francabandera
Pierfrancesco Giannangeli
Katia Ippaso
Margherita Laera
Giuseppe Liotta
Stefania Maraucci
Gianni Poli
Andrea Porcheddu
Valeria Ravera
Domenico Rigotti
Roberto Rizzente
Francesco Tei
Pino Tierno
Nicola Viesti
Diego Vincenti

Il decalogo verrà ubblicato su hystrio 2.2011 in uscita ad aprile. Si raccolgono adesioni.

Claudia_Cannella_e_la_redazione_di_“Hystrio”

2011-02-02T00:00:00




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