Sicilia: Babel crew, la scena indipendente

L'intervento per le BP Oltre il Decreto, Castrovillari 3 giugno 2016

Pubblicato il 03/06/2016 / di / ateatro n. #BP2016 , 159 , Passioni e saperi / 0 commenti /
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Vedi anche Mimma Gallina, Oltre il Decreto, FrancoAngeli, Milano, 2016, p. 98.

copertina Oltre il DecretoIl nostro intervento alle Buone pratiche al Sud vuole essere un intervento di rottura per mettere in evidenza, attraverso il racconto dell’operato della nostra realtà, il modus operandi delle decine di realtà indipendenti siciliane che non rientrano in nessuna tabella di finanziamento: in relazione allo stato delle cose in cui operiamo, è talmente difficile\improbabile\impossibile accedervi o talmente soffocante da determinare\condizionare (e “non valorizzare”) i nostri percorsi che spesso scegliamo di non volerci accedere.  provinzano

Non siamo degli sprovveduti né siamo alle prime armi, piuttosto è per noi evidente come la qualità e l’innovatività dei percorsi e dei progetti non sia valore fondante per l’accesso: tra le realtà della scena indipendente troviamo realtà eccelse che brillano a livello nazionale e internazionale ed è curioso sottolineare come tra le tante finanziate quelle ad emergere oltre il territorio regionale si contano invece nelle dita di un paio di mani.

E’ necessario guardare la nostra prospettiva: il settore della produzione culturale sia pubblico che privato è ad una lenta deriva: la crisi economica avrebbe dovuto produrre una rigenerazione delle idee e della progettualità, una riconversione delle risorse e …. Invece si è arenata in una vecchia dicotomia tra Pubblico e Privato, tra finanziato (che arranca) e non finanziato (che soffoca), tra il mantenimento di un certo status quo ormai insostenibile e l’assenza di regole sistemiche che guardino con contezza allo stato reale delle cose. Vediamo un settore Pubblico che assimila il 90\95% dei finanziamenti reinvestendo però in produzione e programmazione più o meno 1\3 di questi, auto-riferendosi (spesso) e\o valorizzando\sussumendo le artisticità del territorio: delle torri d’avorio più o meno impenetrabili; vediamo però anche il magma di cui è composto il settore privato siciliano ( attingente al restante 5\10%), un magma multiforme che vede alla stessa tavola (fatta di briciole?) realtà di ogni specie: dalle pochissime che operano nel teatro contemporaneo alle poche che si occupano di prosa, dalle storiche del teatro classico e di tradizione a quelle che fanno teatro comico-popolare, financo alle tante che producono cabaret\avanspettacolo\musical sino addirittura a realtà associative enumerabili tra i semi professionisti-amatoriali. Un calderone senza nè capo nè coda, un sistema di orticelli\piccoli feudi impenetrabili tanto quanto i cugini grandi del Pubblico, di cui spesso sono stati assimilati gli stessi vizi e difetti che gli si contestano: questo panorama ci porta a prendere con le pinze contrapposizioni tout court tra pubblico e privato laddove in entrambi vediamo sperperi, poca lungimiranza e scarsa progettualità. Una logica di sistema (binario) superato e da superare.

A determinare il finanziamento sono soprattutto i numeri si sa, numeri che non rispecchiano lo “stato delle cose” e dunque irraggiungibili: le realtà indipendenti fanno il 90% della loro attività fuori dalla Sicilia, laddove in Sicilia mediamente facciamo lo stesso numero di recite che in un’altra qualsiasi regione (a volte anche meno), il che rappresenta un limite ai fini del finanziamento (oltre ai problemi economici\logistici), soprattutto a causa di un’endemica mancanza “di spazi e di spazio”. Il paradosso è presto servito: mancano gli spazi sebbene la Sicilia conti circa 49 teatri comunali in disuso e\o sotto utilizzati e\o con rare e sporadiche progettualità, manca lo spazio laddove chi ha invece possibilità di programmare spesso si auto-programma per poter rispondere alle esigenze numeriche di cui sopra.

Questo settore pubblico che succhia quasi tutto, questo settore che si chiama privato ma è sostenuto per intero dal finanziamento pubblico, questo intasamento, questo costante paradosso, questo corto circuito, questa mancanza di organicità sistemica, questa assenza di una fluidità progettuale rende alla scena indipendente difficile\improbabile\impossibile l’accesso a qualsiasi forma di finanziamento di settore.

Come operare dunque?

Alcune realtà trovano in una relativa apertura del settore Pubblico, collaborazione e sostegno cercando di mediare con risultati alterni alla sussunzione che i meccanismi ministeriali impongono: si perde la propria identità cercando di non snaturarla del tutto; altre realtà provano a riconoscersi, ad auto sostenersi e progettare insieme in preziose esperienze come la Rete Latitudini: sono diverse le esperienze di realtà che hanno provato a unirsi; altre, soprattutto le più giovani, tentano di cercare altrove: laddove per altrove vanno intese sia le realtà costrette ad emigrare (succede anche questo), che quelle che cercano fuori dalla Sicilia sostegno produttivo ma soprattutto tutte le realtà che si interrogano su nuovi modelli di produzione e di finanziamento alla crescita culturale, progettuale e artistica.

Babel più che una compagnia vuole ritenersi un’impresa culturale (e come noi tante altre realtà allargano i loro orizzonti … per non morire), abbiamo ben chiaro come il finanziamento di settore, qualora si riesca un giorno ad accedervi, non può da solo rappresentare l’unica fonte di sostegno; abbiamo messo in atto studi di settore, sviluppato piani d’impresa culturale che ci indicano come il finanziamento delle leggi di settore per meglio incidere dovrebbe rappresentare il 30\40% delle entrate perchè una giovane impresa culturale possa sostenersi al meglio e crescere, senza dover rincorrere numeri o temere gli umori del legislatore. Ragionando pertanto come impresa culturale e allargando i nostri orizzonti, impostiamo la nostra produzione a 360° cercando di accedere anche e\o piuttosto ad altre fonti di finanziamento pubbliche e private o alle linee Europee (Creative Europe, Programma Media, Urban Projects, FSR, Young in Europe ecc ) che ci permettono di dare un differente respiro e una differente visione al nostro progetto culturale. La multidisciplinarietà della nostra produzione culturale diventa dunque una caratteristica, una necessità e una risorsa: oltre ai progetti artistici legati al teatro, al cinema o alla danza, nascono progetti paralleli che non riguardano la produzione tout court ma che in qualche modo potranno sostenerla. Un esempio è il progetto TE(A)TRIS: una mappatura delle già citate strutture in disuso per la creazione di un circuito privato, che metta in rete una serie di spazi attraverso dei protocolli d’intesa di nuova generazione civico-legislativa con le amministrazioni.provinzano2 Sviluppiamo inoltre forme di sostegno alternativo alla produzione come l’Ecosistema delle professionalità artistiche: un sistema d’ interscambio delle professionalità tra circa 60 artisti e professionisti tecnici-organizzativi del teatro, della danza, della musica, dell’audiovisivo etc, che si riconoscono e si sostengono a vicenda e a vario titolo. Non è volontariato (tutti difendiamo il valore del nostro lavoro) piuttosto la messa in atto di pratiche di scambio e condivisione di saperi che mette in circolo opportunità e permette a una progettualità artistica di poter contare su una base di sistema per realizzarsi e svilupparsi nel migliore dei modi. All’interno di questo ecosistema, gli artisti e i professionisti interagiscono come meglio credono in funziona al progetto in oggetto: questo permette di allargare le prospettive e moltiplicarne il potenziale, di raggiungere nuovi obiettivi (differenti, diversificati e partecipati) così come, infine, si raggiungono nuove fette di pubblico e di visibilità culturale.

Attuiamo politiche di fundraising condiviso tra i vari settori della produzione culturale e artistica per intercettare nuove risorse e farle convergere in un progettualità multidisciplinare.

Ragioniamo infine sulla rigenerazione di spazi non convenzionali dove fare risiedere questa progettualità multidisciplinare: centri di produzione che guardano contemporaneamente ai maggiori centri europei (lontani anni luce dalle nostre strutture teatrali) e alle centinaia di immobili in stato di abbandono sul nostro territorio. Li guardiamo con nuovi occhi cercando di immaginare una nuova vita per questi spazi e una nuova casa che possa ospitare, secondo alcuni dei principi già descritti, diverse forme di produzione. Liquide, inesorabili, indipendenti.

La multidisciplinarietà è un’esigenza artistica, progettuale, fisica e immaginifica.

Giuseppe Provinzano

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