#BP2019 | Manifesto per l’identità del formatore teatrale

Il documento presenmtato alla giornata del 30 marzo 2019 Per una politica dello spettacolo dal vivo

Pubblicato il 29/03/2019 / di / ateatro n. #BP2018 , #BP2018 Codice dello Spettacolo , #BP2019 | Per una politica dello spettacolo , 168 / 0 commenti /
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Premesse
I soggetti firmatari di questo documento condividono i seguenti principi:

# la relazione tra Teatro e Formazione costituisce un prezioso fattore di sviluppo sociale e artistico.
Pensiamo da un lato a come l’incontro col teatro incida sullo sviluppo della coscienza dell’individuo, mettendolo di fronte alla necessità dell’altro da sé; ma pensiamo contemporaneamente a come l’incontro con la comunità (o con fasce di essa) possa incidere sul percorso di ricerca di una compagnia o di un artista;

# il teatro – oggi come ieri – è chiamato a rivestire una funzione specifica nella Società Civile, che lo chiama a vegliare la fiamma del dubbio, perché l’esercizio del pensiero critico si traduca nella generazione di nuovi pensieri e azioni;

#in accordo con le indicazioni strategiche MIUR 2016/2017 in cui si legge “il Teatro Rieduca alla bellezza, al senso di umanità di cui le cose sono rivestite”, la formazione di pubblico non è in alcun modo intendibile se non come formazione di cittadini consapevoli attraverso la pratica artistica.

Il rapporto tra teatro e scuola
Coerentemente alle premesse indicate, una narrazione specifica merita la relazione tra Teatro e Scuola, partendo dai punti comuni che essi portano insiti: il lavoro di gruppo, il contatto fisico/la prossimità, la possibilità di essere solo se in relazione con l’altro, l’attenzione al processo, il senso di responsabilità, la messa in campo di energie, l’importanza dell’ascolto, l’allenamento dello sguardo, l’investimento sul “qui e ora”.
Durante un laboratorio teatrale questi aspetti possono essere sperimentati con il proprio corpo, le proprie emozioni, la propria creatività e i propri limiti. Quello che può raccontare il laboratorio teatrale sui singoli ragazzi e sulle dinamiche del gruppo è assolutamente non percepibile dagli insegnanti nelle loro lezioni frontali. E non si può neanche paragonare all’attività motoria che impegna principalmente la sfera fisica. Nel gioco, nell’esercizio teatrale si entra in contatto con se stessi, con l’altro, con lo spazio circostante a un altro livello di percezione e si possono raggiungere altri livelli di consapevolezza.
La molteplicità di stimoli innescati sconfinano presto dallo specifico teatrale alla vita (civile), approcciando le nuove generazioni alla partecipazione attiva a processi partecipati, all’analisi critica del contesto in cui vivono, all’educazione al tentativo, al diritto all’errore, e soprattutto alla sopravvivenza al fallimento.

Obiettivo di questo documento è quello di fornire strumenti utili a innescare un processo virtuoso nazionale a partire dai territori e dagli operatori in rete che su di essi lavorano, mettendo un intero comparto a sostegno di una politica formativa generativa, che riservi le medesime opportunità alle nuove generazioni di tutto il Paese.

Perché questo sia possibile molteplici sono i nodi da sciogliere.
Pensiamo all’Accreditamento nazionale al MIUR degli Enti che si occupano di formazione, e a come pochi altri settori al pari di quello teatrale portino insita la vocazione di una progettazione extraregionale che si presta naturalmente ad essere messa in rete. O pensiamo al fraintendimento generato dalla formazione formatori che nasce – come avviene per ogni altra disciplina – per l’acquisizione di strumenti trasversali utili allo svolgimento del proprio lavoro specifico e non di rado viene strumentalizzata come marchio che rende “esperti teatrali”. Pensiamo ancora all’utilizzo che gli Istituti Scolastici si ritrovano spesso a fare del prezioso strumento dei PON, assoggettati a tempistiche burocratiche che non dialogano con la vita reale degli Istituti stessi e con le esigenze dei ragazzi che li frequentano.
Consapevoli della molteplicità degli irrisolti che la relazione fra Teatro e Scuola porta con sé, rintracciamo la priorità fondante nella definizione dell’identità del formatore teatrale e proviamo a darle voce.

Per una definizione univoca del formatore teatrale
Nel nostro Paese il riconoscimento del valore del patrimonio immateriale è ancora una strada in salita: questo rende difficile definire parametri concreti per la Cultura, e fa sì che chiunque si senta legittimato ad occuparsene, magari nel tempo libero. La stessa situazione si riscontra oggi nell’ambito della formazione teatrale. Capita allora non di rado di incontrare tra i formatori teatrali tanto il docente di chimica che ha fatto teatro in parrocchia da giovane, e che ha un’innegabile esperienza d’insegnamento (cioè del trasferire delle conoscenze), ma quanta ne ha di formazione trasversale, cioè del farsi guida/facilitatore di un processo artistico partecipato che ha come protagonisti i ragazzi?
Questa confusione è avallata, se non incentivata, dal Manuale per la Documentazione delle Selezioni del personale per la formazione (MOD 2017), che impongono ai Dirigenti Scolastici di selezionare le figure esperte per l’attuazione dei progetti PON prioritariamente tra i docenti interni.
D’altro canto finora il comparto teatrale non si è mai dotato di parametri condivisi, atti ad identificare le professionalità di coloro che si occupano di formazione teatrale nelle scuole.
Proviamo a farlo ora, partendo da importanti distinguo:

# degli amatoriali riconosciamo il valore inestimabile di amatori di teatro, ma riteniamo doveroso, per il ruolo formativo che la Scuola porta insita, che all’interno degli Istituti scolastici e con l’intermediazione della Scuola i ragazzi entrino in contatto con la professionalità e con la legalità del lavoro;
# dei docenti interni riconosciamo il valore insostituibile di guide formative e di tramite tra ragazzi e operatori esterni in veste di tutor, ma proprio per questo auspichiamo il riconoscimento delle diverse competenze per ottemperare ai diversi ambiti della formazione;
# consideriamo parametri irrinunciabili per la definizione del formatore la professionalità e la storicità, che vadano di pari passo con la continuità;
# ci piacerebbe sottoscrivere un appello alla vocazione come caratteristica fondamentale di accesso alla formazione, invitando gli operatori ad evitare il nascere di professionalità in base al mero allocamento di eventuali risorse economiche.

Suggeriamo pertanto due tipologie di professionisti dello spettacolo dal vivo ascrivibili tra i formatori:
a) Professionisti in possesso di matricola INPS – ex Enpals (che testimoni la loro qualifica lavorativa), in possesso di tutti i seguenti requisiti:
1. comprovata esperienza di palcoscenico;
2. comprovata esperienza in ambito formativo specifico (nelle discipline afferenti il teatro) presso Istituti Scolastici o Accademie;
3. disponibilità a favorire la pratica pedagogica dei formatori afferenti alla categoria b) di seguito descritta.
b) Soggetti che abbiano completato un percorso formativo teatrale certificato (universitario, scuole specialistiche, percorsi formativi regionali attestanti qualifiche professionali inerenti), a cui si aggiunga uno dei seguenti requisiti:
1. comprovata esperienza sul campo
2. aver attinto alla pratica pedagogica artistica affiancando formatori afferenti alla categoria a)

Qualora incarichi formativi negli Istituti Scolastici vengano affidati ad imprese anziché a singoli operatori, si intende che tali imprese avranno il compito di fornire operatori qualificati che rispondano alle tipologie sopra definite.

Immaginiamo che la definizione dell’identità del formatore possa portare alla creazione di un ALBO NAZIONALE a cui gli Istituti Scolastici potranno attingere per la ricerca di esperti esterni.
Qualora gli Istituti si rivolgessero direttamente alle Strutture anziché ai singoli formatori (come può avvenire in caso di progetti POFT), saranno le Strutture a segnalare tra il personale interno gli operatori iscritti all’Albo.

Consideriamo fondamentale e imprescindibile il ruolo dei TUTOR, con la coscienza che solo i docenti interni possano svolgerlo a pieno e con la convinzione che questo ruolo vada valorizzato sia all’interno degli Istituti che all’esterno.
Al riconoscimento di questo ruolo e all’ottimizzazione della preziosa relazione esperto esterno/tutor, i soggetti sottoscrittori del presente manifesto intendono dedicare un focus permanente attraverso: appuntamenti di approfondimento condivisi, scambio di buone pratiche formative, momenti pubblici di confronto organizzati sui territori in collaborazione con gli Istituti Scolastici.

Per un tavolo di concertazione permanente
Sperando che queste riflessioni possano fornire utili spunti per la regolamentazione del confuso settore della formazione teatrale, contribuendo a favorire la preziosa relazione tra Teatro e Scuola, auspichiamo l’istituzione di un tavolo di concertazione permanente che veda MIUR e MIBAC dialogare costantemente con i professionisti del settore per scrivere una nuova pagina di crescita civile del Paese investendo sulle nuove generazioni.

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