Tradizioni ed errori al TTV

In risposta a Fabio Bruschi

Pubblicato il 28/05/2006 / di and / ateatro n. 099

Ringraziamo Fabio Bruschi per la cortese risposta.
Che tuttavia, soprattutto su un paio di punti nodali, non ci soddisfa.
In primo luogo il problema della cosiddetta “autoproduzione”, che nella sua risposta Bruschi non affronta neppure.
In secondo luogo, quella che definisce la “tradizione”. La nostra riflessione è nata da una semplice constatazione: la tradizione del TTV, per quanto gloriosa, non ci sembra più sufficiente a rendere conto di quello che sta accadendo all’’intreccio tra teatro, video e nuove tecnologie – come non lo è sembrata alla giuria dell’’edizione 2004. TTV ha deciso di allargare l’’orizzonte a opere prodotte da chiunque avesse avuto, nel corso della propria carriera, una qualche contaminazione teatrale. A noi sembra che concentrare l’’attenzione sull’’opera video finisca per mettere in secondo piano l’evento teatrale e per restringere la capacità di visione e di interpretazione di un fenomeno assai ricco e articolato. Da un lato fa, questa focalizzazione sul video fa – per così dire – di ogni erba un fascio, senza riconoscere le specificità e le tradizioni dei diversi filoni di videoteatro, e alla fine porta inevitabilmente a privilegiare la qualità “cinematografica” delle opere, rispetto alla progettualità e all’innovazione linguistica del settore. Più in generale, l’attenzione all’opera video non tiene conto delle interazioni tra teatro e video (e affini) sulla scena, delle contaminazioni tra teatro e internet eccetera. Noi invece riteniamo che si tratti di un terreno centrale nella pratica degli artisti e nella riflessione teorica, e che dunque non dovrebbe essere accantonato al priori dal TTV, una manifestazione che dovrebbe avere nell’attenzione al nuovo (e non solo della propria breve tradizione) il punto di forza.
Non possiamo che prendere atto della chiusura di TTV rispetto a queste problematiche. La nostra riflessione resta in ogni caso aperta a ulteriori contributi, ma anche alla discussione su nuove iniziative che possano riflettere le nostre preoccupazioni.

PS Quanto agli “errori e imprecisioni”, ci siamo limitati a segnalare alcuni clamorosi buchi delle ultime edizioni: se il TTV avesse voluto essere all’altezza della sua tradizione, e offrire una panoramica su quello che sta effettivamente succedendo in questi anni, avrebbe dovuto tenerne conto. Tra l’altro, per quanto riguarda Mnouchkine, era stata propio Anna Maria Monteverdi a suggerire al TTV la presentazione e la proiezione di Tambours sur la digue prodotto da ARTE’ nel 2004…
Del resto, in una manifestazione come TTV nomi così centrali nel rapporto tra teatro, televisione e media non possono essere liquidati con una proiezione estemporanea, senza tener conto della continuità del loro lavoro. Il film Le dernier caravanserail (tratto dall’omonimo spettacolo) era stato proiettato nel marzo di quest’anno al festival Théatre au Cinema di Bobigny. L’occasione per una retrospettiva dedicata a Robert Lepage non poteva che essere legata alla produzione del film La face cachée de la lune, presentato nel 2004 con discreto successo alla Berlinale e tratto dall’omonimo pluripremiato spettacolo. Neppure il riferimento a Dumb Type era casuale: era infatti legato alla produzione e distribuzione del dvd antologico con libro annesso di Ryoji Ikeda, che documenta i progetti e le collaborazioni con Carsten Nicolai e appunto Dumb Type (che peraltro, qualche anno fa, ma molto tempo dopo la presentazione al TTV del loro PH, ha realizzato un fondamentale dvd videodocumentativo di Memorandum, installazione e spettacolo.
Insomma, di chi sono gli errori?

Anna_Maria_Monteverdi_e_Oliviero_Ponte_di_Pino

2006-05-28T00:00:00




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