Teatro è gioia, ferita, silenzio. Il teatro è una cagata. Teatro è chiedermi “Dove mi trovo?”

La fervida pazienza di Kilowatt

Pubblicato il 24/08/2021 / di / ateatro n. 179

Scimone-Sframeli, Il cortile

La XIX edizione di Kilowatt, con il motto “Questa fervida pazienza”, si è svolta come di consueto a Sansepolcro, quest’anno dal 16 al 24 luglio. Non ho vissuto la triste esperienza della negazione dello spazio del dopofestival al Giardino di Piero dal 19 luglio. Mi era stato chiesto di parlare del teatro di Scimone e Sframeli e ho raccontato del ventre del loro teatro, sulla scorta della loro poetica e di come il loro teatro sia letteralmente una cagata, un teatro delle viscere, con cessi giganteschi messi in scena e la chiamata alla disgrazia dei loro protagonisti surreali e comici. Nel corso del convegno la parte più viva è stata quella in cui gli artisti hanno interagito con Massimiliano Civica e con altri artisti. La trasmissione del sapere teatrale di Danio Manfredini, maestro di voce alla Paolo Grassi, di Francesco Sframeli, che vi insegnò solo per un anno. L’importanza del silenzio. Teatro è ferita? Sorta di romanticismo. Teatro è grazia? Teatro è gioia per Letizia Russo. Fare poesia è cogliere l’universale con leggerezza.

Luca Ricci e Lucia Franchi direttori artistici di Kilowatt

Nella serata del 16, dopo Il Cortile e poi l’odore umano degli albanesi in Non abbiate paura di Francesco Niccolini con Luigi D’Elia, è stata la volta di Pastorale di Daniele Ninnarello. Musica nel buio. Cellophane con un sottofondo di violini distorti, elettronica, fiati, passi da contare e suddividere per 4 performer abbigliati in maniera speculare. Un giro intorno a sé stessi per scambiarsi di posto come dei pianeti in orbita. Il fondale sembra aprirsi verso l’infinito. Tocco-contagio di corpi ondosi con le mani intorno ma senza toccare l’altro in un ipnotico girotondo di forme di corpi danzanti a rallenty o dalla fine all’origine. Urla di nomi propri in una ricerca spasmodica. Corpo con suono elastico. Uccelli o forse le 4 bestie alter ego dei 4 evangelisti?

Poi tre spettacoli non ordinari.

Shakespeare Showdown / With a Kiss I Die / Il teatro di Shakespeare<

Shakespeare Showdown / With a Kiss I Die / Il teatro di Shakespeare è un videogioco per un solo spettatore alla volta che può decidere se essere Romeo o Giulietta, nel qui e ora di un gioco interattivo. Da un’idea di Francesca Montanino, Mauro Parrinello e Matteo Sintucci (ovvero Enchiridion), con Alice Giroldini, Tindaro Granata, Celeste Gugliandolo, Marco Maccieri, Manuela Mandracchia, Mauro Parrinello, Matteo Sintucci, Antonella Questa e la partecipazione di Iaia Forte; realizzato con il sostegno di Residenze Digitali – Kilowatt Festival/Armunia.

“Il videogame è pensato per avvicinare un pubblico giovane, meno avvezzo al linguaggio teatrale, e gli appassionati dell’estetica vintage della pixel art. Come il teatro shakespeariano è privo di elementi scenografici e riferimenti spazio temporali, così anche la pixel art affida all’immaginazione dello spettatore il compito di ricostruire l’immagine scomposta in tanti pixel.”

Replicherà al NoLo Fringe di Milano per tutta le giornate dal 4 al 10 settembre.

La scena finale di Arturo, Premio Scenario per l’infanzia

Arturo è geniale e straziante. Scritto da Niccolò Matcovich e Laura Nardinocchi, racconta, attraverso un gioco di puzzle da trascrivere con il pubblico, che i padri morti lasciano un residuo di stelle e questa è la memoria di loro che ci resta. Le scene sono in ordine casuale, seguono i ricordi. Oggetti del padre: una sciarpa, una lettera, un abbraccio e le parole del cuore. Istantanee di domande sospese nell’abbraccio di un’assenza. Uno spazio scenico autogestito diviene un orologio umano. Uno spettacolo che è terapia per un lutto. Si conclude con le voci registrate di chi questi due padri degli autori-attori li ha conosciuti. Infine un disegno. Il volto del padre. I due artisti sono stati segnalati da Pippo La Marca per una replica al festival Opera Prima XVII dal 5 al 12 settembre.

Eclissi di Alessandro Sesti con Debora Contini e il compositore Nicola Fumo Fratteggianni è un’altra performance per un solo spettatore che si rivela essere una passeggiata dentro sé stessi e verso ciò che non si può prevedere, affidarsi a un uomo in accappatoio rosa per immergersi nei ricordi di un girasole, per giungere dove la memoria più non vi è, solo una minuscola foto per non dimenticare. E alla fine lo spettatore si chiede: “Dove mi trovo?” Inaspettata riflessione e fervida pazienza.




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InformazioniVincenza Di Vita

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