Territori, progetto, politiche, sostenibilità (il punto di vista di C.Re.S.Co.)

L'intervento al convegno "Le politiche culturali nei territori. Interventi diretti e indiretti per lo spettacolo dal vivo" (Venezia, 2 maggio 2022)

Qui di seguito, l’intervento di Luca Mazzone, in rappresentanza di C.Re.S.Co., all’incontro “Le politiche culturali nei territori. Interventi diretti e indiretti per lo spettacolo dal vivo” (Università di Venezia Cà Foscari, Venezia, 2 maggio 2022).

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Luca Mazzone, Venezia, 2 maggio 2022

Punto di osservazione: il progetto

Partiamo dal titolo della giornata: Politiche nei territori. Un tema che ci sta molto a cuore perché è probabilmente il tema per eccellenza: che rapporto intercorre tra progetto culturale, azioni dello spettacolo dal vivo e territori? In che modo la creazione contemporanea è in grado di attivare “drammaturgicamente” le comunità cui fa riferimento e nelle quali agisce e – allo stesso tempo – in che modo le comunità stesse contribuiscono alla qualità dei processi creativi? Abbiamo avuto modo di discutere approfonditamente di questo tema nelle riflessioni che hanno accompagnato, e accompagnano tuttora, il dibattito che riguarda il sistema delle residenze teatrali, come esperienza che ha generato processi culturali, sociali, economici e politici nei territori abitati e attraversati da tali realtà.
La questione degli interventi o fonti di finanziamento dirette o indirette è un po’ per noi una questione che ha a che fare con il punto di osservazione sul complesso e articolato modo di intendere l’azione culturale degli organismi dello spettacolo dal vivo.
Nello specifico, la visione di C.Re.S.Co. si è sempre basata sull’idea di superamento delle categorie preesistenti e sulla convinzione che fosse necessario un nuovo modo di “classificare” e narrare la vita degli organismi, o per citare il nostro nome, della realtà del contemporaneo.
Al centro della visione c’è il Progetto.
Un festival multidisciplinare, per esempio, non è soltanto una manifestazione che programma un certo numero di spettacoli in determinati spazi in un lasso di tempo determinato, ma è soprattutto in prima istanza un pensiero politico che interpreta la propria comunità. Come interpretare il proprio territorio? Attraverso azioni complementari che abbracciano diversi aspetti dell’azione culturale: in primis l’incontro e la formazione dei pubblici, che richiedono l’attivazione di molteplici azioni sociali che agiscono sulle comunità più disagiate, reinventando un sema e cambiando la prospettiva di utilizzo di uno spazio pubblico, di un monumento. Azioni che potremmo gergalmente definire indirette perché non riconducibili in senso stretto alla creazione di uno spettacolo o ad azioni a esso direttamente connesse. Molte delle attività sopra elencate non vengono riconosciute come attività rendicontabili dalle linee di sostegno che per semplificazione potremmo definire “classiche” (FUS nazionale, leggi regionali dello spettacolo dal vivo, eccetera) ma dentro il perimetro di azioni e politiche rivolte al sociale, alla promozione turistica, alla formazione. Possiamo, quindi, leggerle come attività secondarie e/o indirette? Oppure, come crediamo sia più corretto, il punto di osservazione rispetto a questo tipo di attività deve mutare, mettendo al centro il progetto culturale e tutte le azioni che sono strettamente connesse alla sua realizzazione e alla fruizione da parte dei cittadini.
Ci e vi chiediamo: si svolge un’attività in funzione del finanziamento e del suo relativo bando, oppure la capacità progettuale e artistica degli organismi è tale perché abbraccia più ambiti dell’azione sociale, politica, culturale di un festival, ad esempio, e pertanto è in grado di attraversare diverse linee di finanziamento e sostegno non esclusivamente appartenenti allo specifico ambito della produzione artistica?

La mappatura del Tavolo Sostenibilità di C.Re.S.Co.

In quest’ottica, nella prassi di studio, riflessione e produzione di pensiero caratteristica di C.Re.S.Co., il tavolo sostenibilità ha avviato un’attenta attività di monitoraggio e mappatura con l’intento di creare un glossario di pratiche sostenibili, per operatori della cultura e dello spettacolo dal vivo che facciano riferimento a un comune bagaglio di strumenti.
Partendo dal sacro principio “non di solo FUS vive lo spettacolo dal vivo”, il tavolo individua dal 2019 progetti di varia natura e afferenti ai più disparati ambiti provando a scalarli dal basso attraverso un confronto di pratiche. Si procede attraverso l’individuazione collettiva di una pratica/progetto, e si sceglie un ospite che possa metterla in circolo, la cui narrazione abbia le seguenti caratteristiche:
# che si tratti di un progetto concluso in ogni sua fase (rendicontazione inclusa),
# che scenda nei dettagli scandagliando le difficoltà incontrate e le azioni messe in campo per aggirarle,
# che lasci a chi ascolta almeno tre suggerimenti pratici (in termini di relazioni/contatti, strategie di gestione, indicazioni amministrative).
A oggi la nostra mappatura ha toccato: la progettazione europea “leggera” (alternativa alla complessità di Creative Europe) accessibile anche a soggetti meno strutturati; l’approccio al Partenariato Speciale Pubblico Privato (PSPP), innovativa formula di gestione degli spazi pubblici; la progettazione integrata finalizzata alla rigenerazione urbana; la creazione di un network di competenze a servizio delle imprese culturali; l’interazione con le Fondazioni e il loro ruolo nell’innovazione dei processi artistici; le possibilità di circuitazione alternative; il legame tra arte e salute; le potenzialità strategiche del welfare culturale.

Venezia, 2 maggio 2022: il tavolo dedicato al punto di vista delle organizzazioni di rappresentanzae

Conclusioni

Il punto di osservazione diventa per noi fondamentale proprio per superare la concezione che vede le attività complesse di un progetto culturale come dirette e/o indirette: questa dicotomia risente di una visione che legge la vita e l’azione degli organismi dello spettacolo dal vivo secondo logiche e categorie “tradizionali”, che quindi oggi non rispondono più all’azione politica e sociale del fare teatro, danza, circo contemporaneo.
L’idea è che l’azione degli organismi risponda a un progetto complesso che si articola in diverse azioni per le quali è possibile attingere a diversi ambiti e linee di finanziamento, senza che queste ne condizionino l’azione, il pensiero e le modalità.
In altre parole, non si lavora più assecondando e rincorrendo i bandi, ma si opera in maniera complessa affinché le diverse progettualità possano essere sostenibili e sostenute nel tempo, leggendo e interpretando la realtà e la burocrazia attraverso le lenti di un futuro possibile.
Questo gli operatori hanno imparato a farlo da diverso tempo e hanno affinato la propria capacità progettuale superando (o almeno provandoci) i limiti imposti dalla pandemia. C.Re.S.Co crede che ora spetti alle Istituzioni riconoscere e mappare la complessità del presente, superando norme e regole che limitano la libertà progettuale dei soggetti. Da sempre come coordinamento abbiamo suggerito alla politica di individuare nuove regole in grado di leggere ciò che oggi è già in atto, di normarlo attraverso regole chiare che permettano controlli semplici, liberando così i soggetti che operano nello spettacolo dal vivo da un eccesso di lacci, laccetti e lacciuoli che impediscono un pieno sviluppo delle imprese e di conseguenza dei lavoratori.

Il video della giornata del 2 maggio 2022




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