75 Biennale Ronconi Venezia: un atto politico veritiero

Il debutto del documentario di Jacopo Quadri alla Festa del Cinema di Roma

Pubblicato il 27/10/2022 / di / ateatro n. 186

Roberta Carlotto, Oliviero Ponte di Pino e Jacopo Quadri alla Festa del Cinema, MAXXI, Roma, 17 novembre 2022

75-Biennale Ronconi Venezia non è un film e non è neanche un documentario.
Presentato il 17 ottobre 2022 in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, 75 è un necessario e fondamentale atto politico in difesa della storia del teatro mondiale, un pezzo di archivio audiovisivo che va fruito e diffuso capillarmente per la conoscenza del mondo del teatro, che vive di intensità e precisione meritoria.
Il film è prodotto per Palomar da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, è diretto da Jacopo Quadri e scritto da Roberta Carlotto e Oliviero Ponte di Pino. E’ stato realizzato con il sostegno della Direzione generale Cinema e audiovisivo, in collaborazione con Centro Teatrale Santacristina e Archivio Luca Ronconi e con il contributo di Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia (ASAC). Oltre ai nomi già citati lo rende eccezionale la presenza di prestigiose interviste a nomi quali: Anna Antonelli, Roberto Bacci, Georges Banu, Eugenio Barba, Lucia Bensasson, Gualtiero Bertelli, Giorgio Barberio Corsetti, Alvin Curran, Adriano Donaggio, Sandro Lombardi, Dacia Maraini, Ariane Mnouchkine, Meredith Monk, Elisabetta Pedrazzi, Stefano Perrocco, Marilù Prati, Luca Ronconi, Amerigo Restucci, Giuliano Scabia, Richard Schechner, Nuria Schoenberg Nono, Andrei Serban, Federico Tiezzi, Alessandra Vanzi, Bob Wilson.
Le musiche di Valerio Vigliar sono prossime al lavorio che apre le primissime immagini di archivio in bianco e nero e tessono un febbrile e gioioso rondò per tutto il film, come se fosse un’aria d’opera per un protagonista d’eccezione. Attori alle prove, attori in scena, attori in costume e fuori della scena, paesaggi umani di operai al lavoro e di folto pubblico, una locandina del Titus Andronicus di Peter Brook targata “Biennale di Venezia” fa da sottofondo, una manifestazione di protesta del fatale ’68: queste immagini e molte altre si susseguono in una carrellata straordinaria.

Ph. Gianni Berengo Gardin

Apocalypsis cum Figuris a San Giacomo in Paludo, 1975

Nella primissima intervista Giorgio Barberio Corsetti parla del grottesco societario “che fa paura, che poteva al tempo arrivare alle stragi”. Segue una lunga dichiarazione di Eugenio Barba sulla storia del teatro che prende posizione “per trasformare”, una capacità che si nutre di esempi concreti, come l’uscita di Per un teatro povero di Jerzy Grotowski.
Di ogni intervistato scorrono le immagini che lo ritraggono al tempo o di spettacoli di quella edizione della Biennale. Si parla ampiamente di Peter Brook e della sua poetica potente alla Biennale del 1975. Tra le immagini anche i bozzetti di scena raccolti grazie all’intervento delle ricerche d’archivio del Centro Teatrale Santacristina, di Anna Antonelli, Guglielmo Parisani, Greta De Lazzaris.
Franco Quadri è un altro dei protagonisti del film con Luca Ronconi e Richard Schechner, che rileva la nozione di “democracy’s body”, che può riflettere il “concetto di quotidianità nella partecipazione degli artisti” e ricorda come “autore” e “autoritario” abbiano la stessa radice etimologica. Georges Banu racconta del suo arrivo in Francia dalla Romania e delle sue letture, tra le quali il Ronconi di Franco Quadri.
Segue un’intervista a Ronconi sull’Orestea portata a Venezia nel 1972, al Lido, Ma la sua Biennale invade altri spazi, dalla chiesa di San Lorenzo a campo San Trovaso, da piazza San Marco alla remota Isola di San Giacomo in Paludo, dalla terraferma, con incursioni a Marghera, Mira e Mirano, ai Cantieri Navali della Giudecca, dove Ronconi allestisce nel 1976 Utopia. Vengono mostrate immagini del’Orestea con commenti degli intervistati su un mondo greco in “equilibrio instabile”. Nel 1974 artisti e maestranze occupano l’edificio della Biennale e tanti sono i cambiamenti strutturali in un grande fermento intellettuale. Vediamo una suggestiva Venezia incorniciata da una finestra di Ca’ Giustinian, oggi. Scintillante presente di un passato vitale.

Meredith Monk e Luca Ronconi

È poi la volta della fiaba filosofica di Giuliano Scabia. Del teatro fatto in strada, nelle banche, del coinvolgimento nel dramma di Julian Beck e Judith Malina; del sindacalista che parla di “festa di popolo”; del suono senza testo dell’Otello di Memè Perlini con le musiche di Alvin Curran; di altre vicende e protagonisti che confluiscono nella definizione di Banu: “è una vera rivoluzione estetica e politica insieme. Da un lato la scoperta del corpo, dall’altro la ricerca di paradisi artificiali”.  Di Ronconi dice: “è teatro senza vedere il teatro” per via dell’esplorazione di luoghi altri dal palcoscenico.
Il film di Jacopo Quadri ripercorre le rappresentazioni e i laboratori della Biennale durante la direzione artistica di Ronconi: costituisce un prezioso oggetto per la memoria storica della poetica politica di Luca Ronconi, ma non solo. E’ uno spettacolo filmico senza rappresentazione ma con consapevole azione di verità e grazia.




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InformazioniVincenza Di Vita

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