Smith&Wesson sul Niagara

Il nuovo Baricco per la regia di Gabriele Vacis

Pubblicato il 17/05/2016 / di / ateatro n. 158 / 0 commenti /
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Sembra che Alessandro Baricco, vedendo a Roma Natalino Balasso impegnato nei Rusteghi, abbia pensato di scrivere proprio per lui il suo nuovo testo teatrale, a vent’anni dal fortunato Novecento creato (pur non essendo una scrittura drammaturgica) sulle misure di un altro attore poco convenzionale come Eugenio Allegri. Ma se in quel lontano esordio sulle scene assecondava i modi recitativi sempre un po’ surreali dell’artista, nella stesura di Smith&Wesson, che ha debuttato con successo al Goldoni di Venezia prodotto dallo Stabile del Veneto, lo scrittore torinese ha saputo dare rilievo a un carattere insolitamente complesso per un attore connotato da immediata comicità e, diciamo così, da una sintassi interpretativa regionalistica. L’azzardo funziona senz’altro anche grazie alla scelta del regista Gabriele Vacis di affiancargli Fausto Russo Alesi, così diverso per formazione e profilo artistico da Balasso che i due personaggi in scena risultano le polarità complementari di un’unica figura. Smith (Balasso) è un geniale inventore e meteorologo che gira città e province stilando tabelle climatiche per mettere a punto un complesso sistema di previsione, ma in realtà sta sfuggendo alla giustizia. Wesson (Russo Alesi) è un singolare pescatore specializzato nel riportare a riva i cadaveri dei suicidi ma senza riuscire a superare il confronto con il padre, che invece i corpi li ripescava ancora vivi. Entrambi hanno dunque buone ragioni per isolarsi dal mondo rifugiandosi in una baracca sulle cascate del Niagara.

Natalino Balasso e Fausto Russo Alesi (Foto Serena Pea)

Natalino Balasso e Fausto Russo Alesi (foto Serena Pea)

Qui si ambienta, all’altezza del 1902, tutta la vicenda. I dialoghi si sviluppano con ritmo cinematografico, le azioni con l’essenzialità dei fumetti. I due personaggi, che nel presentarsi scoprono l’effetto ridicolo dei loro cognomi accoppiati e chiamandosi per nome non fanno che peggiorare le cose: Tom e Jarry (la facile battuta dà subito il tono della pièce), non sono evidentemente né Walden né Fitzcarraldo, non sentono la seduzione della wilderness né sognano di muovere le montagne, ma nel loro ristretto orizzonte entra d’improvviso la giovanissima Rachel (Camilla Nigro), aspirante giornalista in cerca di uno scoop che le apra le porte di una redazione. Ha bisogno di una storia originale, straordinaria, e in assenza di meglio (ovvero in assenza di cervello) non esita a giocarsi l’osso del collo tuffandosi nelle cascate dentro una botte sperando di sopravvivere all’impresa per raccogliere fama e ricchezza. Baricco racconta di essersi documentato a lungo sul tema. In effetti non è difficile recuperare aneddoti e leggende, a cominciare da quella di Annie Taylor Edson, la prima donna a lanciarsi nel 1901 dalle cascate del Niagara, proprio in una specie di botte, insieme al suo gatto.

Fausto Russo Alesi, Natalino Balasso, Camilla Nigro (foto Serena Pea)

Fausto Russo Alesi, Natalino Balasso, Camilla Nigro (foto Serena Pea)

Con la complicità dell’ineffabile signora Higgins (Mariella Fabbris), spesso evocata dagli altri personaggi ma solo alla fine rivelata in un monologo sul proscenio, i tre preparano la folle impresa: calcoli, stratagemmi, congetture, progetti di sfruttamento commerciale dell’evento. E a questo punto diventa pregnante la “scenofonia” di Roberto Tarasco, che già funzionava da perno di ogni azione grazie all’invenzione di una struttura centrale praticabile, una capanna in forma di cubo con profili metallici e pareti di tela, che si alza su immaginarie cascate e ruota in aria con effetti che ricordano altre immagini aeree negli spettacoli di Teatro Settimo (come in Libera Nos, prima con Paolini e poi con lo stesso Balasso). Sullo schermo che scende a chiudere la scena passano infatti suggestive immagini d’archivio: volti, alberi, carrozze, foto d’epoca si sovrappongono e s’inseguono in dissolvenze pastellate, mentre una voce fuoricampo scandisce l’evocazione di quanto accaduto negli anni precedenti alla stessa data prevista per l’impresa di Rachel: 21 giugno. Perché Smith da anni non fa che catalogare su un taccuino i dati sul tempo in base ai ricordi delle persone che incontra, ipotizzando le condizioni meteorologiche future dalle statistiche via via annotate, e con ciò raccoglie anche mille storie e dettagli altrimenti destinati all’oblio: «disseppellisce i giorni a uno a uno dalla memoria della gente».

Natalino Balasso, Camilla Nigro, Fausto Russo Alesi (foto Serena Pea)

Natalino Balasso, Camilla Nigro, Fausto Russo Alesi (foto Serena Pea)

Annie Taylor Edson rimase illesa dopo il lancio – pure il gatto, a quanto pare – e per anni girò gli States come una specie di fenomeno. Rachel sarà invece destinata a perdere la vita, e né il monologo “filosofico” della signora Higgins né lo strampalato (e troppo lungo) discorso che Smith&Wesson condividono nella scena finale danno veramente ragione di una scelta che non può che restare nell’ambiguo dominio della gratuità. Impacciati negli sgargianti abiti da mariaci, i nostri due eroi raccontano la loro dimessa esistenza dopo la fuga in Messico, la baracca trasformata in tiro a segno, ma l’effetto surreale che si crea a contrasto con la drammaticità della precedente scena della discesa nelle cascate si smorza subito. Spiega il regista che «La scrittura di Baricco contiene l’azione. Quello che si deve fare è estrarla». Qui resta ancora da scavare, ma lo spettacolo nel suo insieme è gradevole e confezionato con la consueta maestria del noto marchio di fabbrica.

Mariella Fabbris (foto Serena Pea)

Mariella Fabbris (foto Serena Pea)

 

 

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