Oltre il coronavirus | La cultura strangolata, ovvero perché Franceschini è più bravo di Hitchcock

Cultura e turismo valgono il 13% del PIL ma solo l'1,6% dei fondi di Next Generation Itala: una classe dirigente ignorante e incompetente vuole un paese ignorante e senza futuro

Pubblicato il 10/12/2020 / di / ateatro n. 174 / 0 commenti /

Per Alfred Hitchcock il McGuffin era un elemento appariscente, che per i personaggi del film aveva un’importanza cruciale, che attirava l’attenzione dello spettatore, ma che poi non aveva alcun ruolo nel reale sviluppo dell’intrigo.
Il McGuffin usato da Franceschini per distrarci in questi mesi terribili è stata la “Netflix della cultura”, quello che l’ANSA ha definito “uno slogan da consumato comunicatore”. Il delitto perfetto è lo strangolamento della cultura in Italia attraverso la spartizione del Recovery Fund. Cultura e turismo valgono il 13% del nostro PIL, ma solo l’1,6% del Recovery Fund. Per la precisione, 3,1 miliardi di euro su 196. Un nota al piede nel capitolo della digitalizzazione. Così una delle classi dirigenti più ignoranti e incompetenti d’Europa (e della storia recente) progetta il futuro della “Next Generation Italia”.

Quanto vale la cultura nel “Piano di ripresa e resilienza”? Fonte: Corriere della Sera

Il McGuffin del ministro della Cultura (e capodelegazione del PD nel governo Conte) al momento vale i 10 milioni di euro stanziati dal MiBACT, più altrettanti da Cassa Depositi e Prestiti (che dovrebbe gestire l’impresa ma che non ha particolare competenze nel settore cultura), e qualche spicciola da Chili, la piattaforma che si è aggiudicata la commessa dopo che gli altri concorrenti si erano ritirati.

Il logo di Chili

L’investimento sarebbe poco più di 20 milioni di euro. Per avere un termine di paragone, Netflix, “la piattaforma guidata da Reed Hastings (…) ha investito 17,3 miliardi di dollari nel 2020 per le produzioni originali (200 milioni solo lo scorso anno in Italia), Hbo Max due miliardi, Apple Tv+ un miliardo”, come ha fatto notare Simone Cosimi su Wired.it il 4 dicembre 2020. Già questo basta a capire quali siano le forze in campo.
Peraltro le Netflix della cultura esisterebbero già. Su scala nazionale avremmo la Rai (che stava per chiudere Rai5 e Rai Storia proprio quando ce n’era più bisogno), con la piattaforma RaiPlay. Su scala europea, ci sarebbe arte.tv, la piattaforma tv culturale franco-tedesca a cui l’Italia berlusconiana non volle aderire.
Molti dei contenuti che dovrebbero confluire sulla nuova piattaforma (che avrà un nome bellissimo che non può essere rivelato “perché lo stiamo registrando”) sono peraltro già disponibili (e spesso gratuitamente) sui siti di teatri, musei e altre istituzioni culturali.
Insomma, sfugge la necessità (e la sostenibilità economica) di una Youtube con contenuti a pagamento, dove il principale apporto editoriale sarebbe la determinazione del prezzo dello streaming dei vari prodotti.
Poi in questi mesi ci sono stati, per la cultura e lo spettacolo, i provvedimenti d’emergenza: contributi (abbastanza miserabili) a pioggia per accontentare tutti, più qualche ricca prebenda clientelare ai più petulanti, per tenerli zitti: ateatro ha dato ampio conto degli uni e degli altri.
Come basso continuo, ci sono stati i proclami. A maggio il Ministro dell’inCultura aveva promesso: “Il turismo è il settore colpito più duramente dalla crisi. Per questo dopo i primi 4 miliardi di interventi nel decreto Rilancio, il sostegno alle imprese turistiche e agli operatori del settore, sarà la priorità nell’utilizzo delle risorse per l’Italia del Recovery Fund”. Le dichiarazioni franceschiniane sulla centralità della cultura non si contano, fino alla recente intervista-spot raccolta sulla “Repubblica” da Riccardo Luca, che esordisce: “È tutto deciso, compreso il nome ancora segreto perché lo stanno registrando, ma chi lo conosce giura che ‘sarà bellissimo’”.
Ci hanno continuato a ripetere che la cultura sarà il motore della ripartenza, altri paesi stanno lavorando perché questo avvenga. Forse al nostro governo Franceschini dovrebbe dire che alla cultura servirebbe anche un po’ di benzina, altrimenti non andiamo da nessuna parte… Ma dovrebbe picchiare i pugni sul tavolo, e allora molto meglio il McGuffin!
Nel frattempo, tutti noi a discutere se il teatro in streaming è vero teatro, se i tour virtuali ai musei valgono la visita, se quelli su zoom sono davvero dibattiti…




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