La parità di genere nelle arti performative

L'intervento di Mimma Gallina all'Incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo (Pordenone, 12 settembre 2021)

Pubblicato il 04/10/2021 / di / ateatro n. 179

Il 12 settembre 2021 si è svolto a Pordenone, nell’ambito del festival La scena delle donne, l’incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo Parità di genere nelle arti performative, promosso e organizzato dalla Compagnia Arti e Mestieri e La scena delle donne, dall’Associazione Metec Alegre e La escritura de la/s Diferencia/s (www.laescrituradeladiferencia.org) e dalla cooperativa En Kai Pan, con la collaborazione dell’Aps Amleta.
L’incontro – a cui era possibile partecipare sia in presenza che da remoto o inviando un proprio contributo scritto – ha avuto lo scopo di definire – dopo anni di descrizione/rappresentazione dell’enorme disequilibrio di genere presente nel mondo teatrale italiano – obiettivi e strategia comuni. “Fare rete” allo scopo di definire una proposta di politiche attive per il riequilibrio di genere nell’ambito delle arti performative (in linea con quanto stabilito dal PNRR, dalle direttive europee, dalla Strategia Nazionale per la Parità di Genere 2021-2026, nella Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile dell’ONU) e avviare un’interlocuzione con le varie istanze competenti – Ministero per la Cultura, Direzione Generale per lo Spettacolo dal vivo, Tavolo di discussione della Legge per lo spettacolo eccetera.
La giornata seminariale si è aperta con gli interventi di Bruna Braidotti, che ha introdotto i lavori, Stefania Bruno e Tiziana Sellato, che hanno presentato i risultati della ricerca Donne e impresa teatrale in Campania, e Marcela Serli, che ha presentato la mappatura svolta da Amlet_a sulla presenza femminile nei Teatri Nazionali, TRIC e centri di produzione.
La discussione è stata aperta dalla lettura da parte di Alina Narciso della bozza di documento “Parità di genere nelle arti performative” – il documento, insieme al Report della giornata sono consultabili alla pagina https://www.enkaipan.com/progetti/parit%C3%A0-di-genere-nelle-arti-performative/284-parit%C3%A0-di-genere-nelle-arti-performative-report-della-giornata.html. Sono materiali su cui ragionare tutte insieme per definire le caratteristiche politico-tecniche della proposta da presentare agli Eenti preposti.

Nel comporre il panel del seminario si è cercato di coinvolgere l’intero territorio nazionale. Tuttavia, nella consapevolezza di non riuscire a rappresentare tutte le regioni e l’enorme vivacità progettuale che anima i differenti territori, a luglio, è stato aperto un googleform per permettere l’iscrizione per la partecipazione di tutte le operatrici interessante. La risposta è stata superiore alle aspettative. Hanno partecipato al seminario registe e direttrici artistiche di teatri, festival, circuiti e compagnie, organizzatrici, amministrative, drammaturghe, scenografe e rappresentanti di associazioni di categoria, insieme a rappresentanti di rete internazionali impegnate nella lotta per la parità di genere (l’elenco delle partecipanti è consultabile su www.enkaipan.com).
La discussione vivace, partecipata e rappresentativa dei vari comparti dello spettacolo dal vivo e delle varie realtà territoriali italiane, si è svolta in un clima di grande collaborazione e unità di intenti, da più parti è venuta la sollecitazione a “fare rete”, non solo per portare avanti insieme gli obiettivi in discussione, perseguirli e promuovere azioni, ma anche per porre in essere progetti e percorsi in comune, come la proposta di “costruire” un itinerario annuale tra le realtà teatrali gestite da donne per dare visibilità alla ricchezza del lavoro delle donne e/o ampliare la portata dei percorsi in un’ottica europea e internazionale.
La copiosità del dibattito ha aperto un ventaglio di proposte e terreni su cui agire da far tremare i polsi (difatti sono stati proposti tavoli di lavoro): dalla necessità di introdurre i temi della maternità e del tema della cura nelle politiche di riequilibrio di genere alla necessità di puntare a un riequilibrio del 50% della presenza delle donne nei settori dello spettacolo; dalla riflessione sul fatto che lo squilibrio di genere è rappresentativo dell’arretratezza del Sistema-Teatro italiano rendendo pertanto necessario proporre azioni che lo investano nel suo complesso alla possibilità di elaborare una proposta di legge – sulla scorta dell’esperienza di La Colectiva de Autoras in Argentina – dall’approfondimento delle questioni relative alla distribuzione dei fondi del FUS con l’introduzione di criteri di premialità per incentivare la presenza e la progettualità femminili alla necessità di mettere in essere azione per garantire la presenza femminile (al 50 %) nei ruoli apicali e nell’autorialità femminile.
Al fine di avviare da subito interlocuzioni costruttive, sia con il mondo della politica che del sindacato, per arrivare ad una definizione delle proposte, del loro iter istituzionale e della strategia da seguire, sono state invitate a partecipare Susanna Camusso – responsabile Pari Opportunità per CGIL nazionale – e Danila De Lucia – capogruppo M5S in settima commissione Istruzione e Cultura.
Susanna Camusso, offrendoci tutto il suo appoggio e sottolineando il fatto che la cultura e lo spettacolo sono settori fondamentali per la ripresa del Paese dopo la pandemia, ha affermato la necessità di fare rete e dare visibilità alle reti di donne, sia per la rilevanza data dal PNNR alla parità di genere come obiettivo trasversale, sia per lo smantellamento di una cultura millenaria che vede il pensiero delle donne come un’espressione minoritaria. Danila De Lucia si è offerta di sostenere la nostra proposta nel suo iter parlamentare, assicurandoci una fattiva collaborazione per definirne tempi e modalità, facilitando l’incontro e le collaborazioni con le altre reti che stanno lavorando sulla riforma della Legge per lo spettacolo, come pure di accompagnarci nel caso si decida per una presentazione di una proposta di legge alla Camera.
La giornata si è conclusa con il proposito di continuare il lavoro di definizione e approfondimento sulla proposta/e da presentare, attraverso discussioni in rete e invio di mail, e un cronogramma con la tempistica dei prossimi passi:
raccogliere tutte le proposte e integrazioni alla bozza di documento – entro 10 giorni;
immediatamente dopo, riunione Zoom di tutte le partecipanti per procedere a stilare la versione definitiva del documento da firmare e presentare agli interlocutori politici;
inviare la proposta alla Commissione Cultura e avviare tutte le interlocuzioni necessarie per presentarla agli Enti preposti;
attivarsi per promuovere e far conoscere le nostre proposte e istituire tavoli di lavoro per dare continuità al lavoro.
elaborare una strategia comune per portare avanti e sviluppare azioni di costruzione della rete e promozione del riequilibrio di genere nelle arti performative.
(En Kai Pan cooperativa socio-culturale)

Milano, 21 agosto.
Mi scuso per non essere presente e vi mando per tempo con qualche riga perché poi sarò i viaggio.

Velocemente tre considerazioni, poi cerco di essere più concreta a partire dal documento programmatico che ho molto apprezzato.

Il teatro italiano è conservatore. Lo è negli assetti istituzionali e nei meccanismi di finanziamento (che abbiamo interiorizzato con le relative perversioni), nella sua classe dirigente (che non si forma per magia su bando), nei modi di produzione (che penalizzano con sistematicità crescente il lavoro) e nell’autoreferenzialità che troppo spesso permea contenuti e linguaggi (anche nel teatro indipendente). Perché non dovrebbe esserlo nelle questioni di genere? Il riequilibrio è un problema e un obiettivo da perseguire senza dimenticarsi che è UNO dei fattori di arretratezza, tutti interdipendenti fra loro.

Siamo sempre state/i consapevoli degli squilibri di genere, ma il tema riemerge ora. Come per il lavoro, è merito del movimento che si è sviluppato nell’ultimo anno e mezzo e che ha lasciato e lascerà davvero il segno (merito di molte/ molti di voi quindi, grazie). E come per il lavoro penso che ci siano ora chances migliori di una volta. Nondimeno mi chiedo, la situazione è peggiorata? E da quando? E perché? I dati raccolti ci dicono che la discriminazione è forte, ma si è aggravata, o è la nostra percezione? Sarà interessanti fare ricerche storiche. Non ho risposte, se mai qualche considerazione empirica, e una questione banale -ma che vale la pena ricordare- che è quella economica: i soldi pubblici per lo spettacolo sono stati sempre di meno negli anni (il calo del FUS fra il 1985 e il 2019 in valore reale è stato di – 65%, fonte osservatorio Mibac), e sono quasi sempre donne a occuparsi dei conti, ma uomini che decidono come spenderli. Dove c’è qualche risorsa sappiamo bene che le donne non sono neppure in lizza per le cariche direttive: menzionate perché si deve, foglie di fico, come si è visto in molti recenti bandi. Se la situazione fosse più florida forse le concessioni sarebbero (state) maggiori.

La questione della visibilità. La visibilità è un problema, certo, ma personalmente apprezzo molto l’understatment delle donne che hanno qualche responsabilità, e che non ha quasi mai a che vedere con la carenza di autostima ma con la consapevolezza che il teatro /lo spettacolo è un lavoro collettivo. Sono un po’ infastidita – e qualche volta divertita – dall’ansia di visibilità di uomini, donne, e molto dei giovani: tre spettacoli in fila sono una curatela, del termine direzione artistica si abusa, come di altre qualifiche. Naturalmente la visibilità va tutelata, ma è un terreno su cui bisogna trovare equilibrio (prima di tutto dentro di sé). Meglio non essere troppo ansiose, è una questione di stile.

Entro nel merito delle possibili politiche attive per il riequilibrio di genere. Cosa chiedere (esigere/proporre) in concreto, e quali soni gli interlocutori.
Credo che le indicazioni suggerite nel documento vadano nella strada giusta, ovvero: per promuovere davvero l’equilibrio di genere, bisogna – soprattutto – mirare al portafoglio e il terreno per farlo – non il solo ma il più efficace e il primo in ordine di tempo- è il decreto triennale FUS 2022-2024, di prossima emanazione. Ma ce ne sono anche altri, naturalmente.

Il Decreto ministeriale e l’equilibrio di genere

Penso che le sollecitazioni a inserire la parità di genere fra i parametri del Decreto FUS 2022-2024 per tutti gli ambiti e gli articoli siano state recepite dal Consiglio dello spettacolo (sensibilizzato da Amlet_a e altri) e trasmesse al Ministro. Non so con che esito (il testo del decreto non è ancora disponibile: non mentre scrivo, 21 agosto) e penso che sia opportuno che dall’incontro di Pordenone arrivi al Ministro e agli uffici un ulteriore sollecito. Sarebbe importante anche precisare che questo indicatore non deve essere formale, ma pesare significativamente nella definizione dei punteggi (quindi dei contributi). Si potrebbe sottolineare che è anche un principio emerso nel documento sul G20 della cultura appena svolto a Roma.
Penso che quello che si potrebbe/dovrebbe fare è elencare con concretezza i temi/punti che determinano l’equilibrio di genere in tutte le organizzazioni teatrali. Si potrebbe costruire un “algoritmo” ad hoc (gli algoritmi non sono il male assoluto) che, anche se non fosse recepito nel corpo del decreto (come probabile), possa servire empiricamente a “quantificare” l’equilibrio di genere: alle commissioni, agli osservatòri (uso il plurale perché se ne propongono un po’ in tutti i progetti di legge, e l’unico che c’è è sottoutilizzato), alle organizzazioni dello spettacolo e naturalmente ai movimenti. La ”formula” per la determinazione del tasso di equilibrio -seguendo le indicazioni del documento e emerse nelle discussioni- dovrebbe “pesare” (misurare/ quantificare):
# la presenza femminile nei ruoli direttivi (direzioni, presidenze, ruoli dirigenziali)
per l’attività di produzione, la presenza femminile nei ruoli artistici-direttivi (registi, autori, scenografi, costumisti, musicisti, coreografi);
# il compenso medio nelle scritture (comparato con quello maschile ovviamente);
# con riferimento all’ospitalità, la presenza di autrici/ registe negli spettacoli ospitati (numero e numero delle recite). Altro?
Anche se è forse il problema principale, non penso che la presenza di attrici nelle produzioni possa costituire un indicatore, per i noti problemi storici e di repertorio, come non penso che possano essere suggerite valutazioni rispetto a tematiche e contenuti: sono nuovi autori, è un impegno serio sulla drammaturgia contemporanea che può portare cambiamenti (si potrebbero formulare altre richieste: che Nazionali, Tric abbiamo settori/uffici drammaturgia per esempio).
Al di sotto di un certo punteggio, l’ammissione ai contributi dovrebbe essere sconsigliata (o fortemente penalizzata): siamo su un terreno utopistico, ma chi sa…
In concreto non credo che la formula che sto ipotizzando possa essere formalmente adottata, ma potrebbe essere una sfida, un’operazione interessante di sensibilizzazione e pressione.

I consigli di amministrazione e le quote rosa all’italiana

L’equilibrio nei consigli di amministrazione dei teatri pubblici (nazionali, ma anche TRIC, enti partecipati in genere) è già prevista dal decreto FUS 2017 (art.12, comma 2 d) :

“la composizione del Consiglio di amministrazione del teatro deve tener conto delle disposizioni in materia di parità di accesso agli organi di amministrazione e controllo delle società, di cui alla legge 12 luglio 2011, n. 120”

La norma prevede

“che il genere meno rappresentato nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali delle società quotate in borsa e delle società a controllo pubblico ottenga almeno il 30% dei membri eletti. Alla sua entrata in vigore la legge fissava la quota al 20%, portata poi a 30% nel 2015”.

Sono le quote rosa all’italiana. Ci bastano (in genere)? E sono rispettate? E i consigli di amministrazione quanto contano? Secondo me non molto. Dunqye vigilerei, mi attaccherei al principio (da cui può ricadere altro), ma non ci perderei troppo tempo: le donne sono già numerose in questi organismi, che non prevedono compensi. Inserirei piuttosto la presidenza nell’algoritmo ipotizzato sopra. E insisterei per una parità effettiva nelle commissioni consultive (in forma di raccomandazione al Ministro e alla conferenza unificata): si dice che i componenti di ciascuna commissione verranno portati da 3 a 7: il 30% farebbe 2,1, ovvero che almeno 3 siano donne.

Il Codice dello Spettacolo e il riqìequilibrio

Riparte la discussione sul Codice dello Spettacolo, rilanciato recentemente da un disegno di legge governativo (Franceschini-Orlando: riguarda anche il lavoro, incollo sotto il passaggio che ci interessa ora). Penso che su questo fronte si possa lavorare e con più tempo davanti (se pure non molto). Se il disegno di legge passerà (Consiglio dei ministri poi parlamento), il Governo dovrebbe adottare uno o più decreti entro 12 mesi, decreti che dovrebbero toccare gli ambiti elencati nel 2017, non solo orientare il FUS ( a cominciar dai principi), ma anche intrecciare le politiche dello spettacolo con formazione turismo, impresa.. Il tema del riequilibrio -già presente nel testo del 2017- potrebbe essere più incisivo nei futuri decreti, anche se non so se/come si aprirà la discussione.

DISEGNO DI LEGGE RECANTE DELEGA AL GOVERNO E ALTRE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI SPETTACOLO
ART. 1
(Delega al Governo per il riordino delle disposizioni di legge in materia di spettacolo e per il riordino e la revisione degli strumenti di sostegno a favore dei lavoratori del settore)
1. Il Governo è delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il coordinamento e il riordino delle disposizioni legislative vigenti e di quelle regolamentari (…) per la riforma, la revisione e il riassetto della vigente disciplina nei settori del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche, mediante la redazione di un unico testo normativo denominato «codice dello spettacolo», al fine di conferire al settore un assetto più efficace, organico e conforme ai princìpi di semplificazione delle procedure amministrative e ottimizzazione della spesa e volto a migliorare la qualità artistico-culturale delle attività, incentivandone la produzione, l’innovazione, nonché la fruizione da parte della collettività, con particolare riguardo all’educazione permanente, in conformità alla raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, tenuto conto delle disposizioni dell’articolo 1 della legge 22 novembre 2017, n. 175, secondo i princìpi e i criteri direttivi di cui all’articolo 2, commi 2, ad eccezione della lettera b), n. 5, 3 e 4, della stessa legge, secondo il procedimento e alle condizioni di cui al medesimo articolo 2, commi 5, 6 e 7.

Le imprese al femminile

Suggerirei di agganciarsi alle linee di finanziamento esistenti (statali e regionali), non mi convincono disposizioni ad hoc. Ma è importante cogliere le opportunità previste soprattutto con riferimento a società di servizio o organizzazioni impegnate nel sociale. Agis, Cresco e altri forse potrebbero lavorare di più rispetto a tutte le politiche che non sono dedicate allo spettacolo, ma possono riguardarlo

Gli interlocutori

Con riferimento al Decreto, gli interlocutori sono il Ministro, il direttore generale del Ministero, il Consiglio dello spettacolo.
Ma per il Codice dello Spettacolo e in prospettiva penso sia opportuno relazionarsi anche con le commissioni cultura di camera e senato, con le/i parlamentari più impegnate su questi temi. Direi anche con ministro o uffici pari opportunità e lavoro.
Anche considerando che il decreto prevede un passaggio preliminare nella conferenza unificata, sarebbe opportuno poi agire a livello dei regolamenti e delle politiche regionali e dei comuni (soprattutto in caso di convenzioni) e poi agire Regione per Regione, come sapete le regioni hanno una relativa autonomia. PS. Capisco che può essere anche un problema organizzativo, di leggittimazione della rappresentanza
E poi, ma forse soprattutto ci sono gli operatori e le organizzazioni dello spettacolo. L’equilibrio di genere, la correttezza nei rapporti di lavoro, l’esclusione di qualunque discriminazione più o meno mascherata non deve essere una rottura di scatole, ma deve corrispondere a una convinzione profonda, essere un fatto acquisito. Recentemente l’AGIS ha approvato un codice etico, un buon segno un bel passo avanti, ma c’è sicuramente ancora molta lotta, ma anche un grosso lavoro di sensibilizzazione da fare. Come suggerivo prima, penso che si possa anche far leva sulle ricadute di immagine (e nella considerazione del pubblico, soprattuttofemminile), che una pratica corretta di riequilibrio di genere potrebbe determinare,




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