Le recensioni di “ateatro”: Il signor Rossi e la Costituzione

scritto da Paolo Rossi con Carlo G. Gabardini e Riccardo Piferi, regia di Paolo Rossi, co-regia di Maria Consagra

Pubblicato il 10/04/2003 / di / ateatro n. 051 / 0 commenti /
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Che un comico si debba occupare di una tra le faccende più noiose della terra, la Costituzione e – in fondo – l’educazione civica, non è un gran bel segno, per due motivi. In primo luogo preoccupa che un guitto si senta in dovere di ricordare agli italiani il valore della carta fondamentale dei diritti e dei doveri, quando (quasi) tutti i suoi concittadini sembrano pensare ad altro – e se ci pensano, la vogliono affossare. In secondo luogo, sarebbe bene se i comici facessero soltanto i comici, occupandosi di cose più frivole e leggere. Insomma, un comico dovrebbe diseducare, trasgredire, liberare. Non deve mica farci la predica… Invece la degenerazione italiana è arrivata al punto che Paolo Rossi può fare uno spettacolo intelligente e spassoso, inanellando pienoni nei teatri d’Italia, parlando proprio della Costituzione e dei suoi articoli.
Rossi insegna quello che avremmo dovuto imparare da ragazzini nei corsi di educazione civica e che invece abbiamo perso chissà dove (basta vedere che cosa pensano della nostra Costituzione Berlusconi & soci, e la debole difesa della sinistra). E’ un costituzionalista di grande verve, ma è come se l’allievo più discolo, il teppista, il poeta della sfiga, fosse diventato, in qualche modo, il portabandiera del buonsenso, il tutore dell’ordine, il difensore delle regole.
Ma il problema non è certo il bravissimo comico. Il problema siamo noi.
Paolo Rossi è vestito come un Gianburrasca. In scena solo un banco e una lavagna, e sullo sfondo un grande sipario rosso con la scritta “Il popolo è sovrano”. Per cominciare, racconta la storia di un vecchio partigiano che la Costituzione se l’è ricopiata tutta, a mano, perché un po’ sentiva di averla scritta anche lui, un po’ per impararsela meglio, e un po’ perché non si sa mai, e se per caso verrà dimenticata o cancellata ce ne sarà sempre una copia in più. Ed è come se Rossi commentasse questa copia scritta a mano, a braccio. Non mancano le battutacce su Berlusconi, inevitabili e graditissime (ma non è solo e tanto uno spettacolo su di Lui, le battute da oratorio sul leader le fanno già in tutti gli Zelig…). Non mancano le incursioni per coinvolgere il pubblico, secondo schemi ben collaudati.
Si ride per ore, sui principi della Costituzione: ottimi ma applicati poco e male. Insomma, se non ci fosse Rossi, ci sarebbe poco da ridere. Grazie a lui, c’’è molto da pensare.

Il signor Rossi e la Costituzione
adunata popolare di delirio organizzato

scritto da Paolo Rossi con Carlo G. Gabardini e Riccardo Piferi
regia di Paolo Rossi co-regia di Maria Consagra
Milano, Teatro Smeraldo

Oliviero_Ponte_di_Pino

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